Nessuna retorica di fronte alla morte…


Vittorio Arrigoni è morto. Punto. Fosse stato per me, la notizia la si sarebbe potuta dare con solo poche altre informazioni in piu’.

Perché di fronte ad una vita che termina ci si dovrebbe astenere da ogni altro commento, sentimentalismo, manipolazione, per lo meno sui media nazionali.  Questo perché credo che la morte sia un fatto oggettivo. Non la pensa così evidentemente il clima di estremismo mediatico che ormai è divenuto la regola nel campo dell’informazione. Io del resto non sono un giornalista e alcuni professionisti del settore mi spiegano il contrario.

Libero, diretto dalla coppia Belpietro / Feltri, ha aperto qualche giorno fa con un impietoso “Lasciatelo là”. La sua colpa: essersi schierato e aver condotto la sua vita di conseguenza. Non sta sicuramente a me – né intendo qui farlo – dare giudizi di merito alle scelte che Arrigoni ha fatto e vissuto, sui suoi comportamenti, sulle sue scelte politiche: posso esserne d’accordo o meno. Voglio solo limitarmi a pensare che un italiano è stato barbaramente assassinato mentre svolgeva il suo lavoro. Punto.

Mi viene spontaneo però pensare alla morte di Fabrizio Quattrocchi in Iraq: il suo grido in punto di morte era stato “adottato” da alcune frange politiche come esempio di pura dedizione alla Patria, di fiero attaccamento alla Bandiera, di atto di eroismo. Tanto da ricevere la medaglia d’oro al valore civile e riconoscimenti  – soprattutto di tipo economico – tali da far storcere il naso persino alle famiglie dei Caduti di Nassirya.

Eppure non vestiva le insegne italiane ma si trovava in Iraq per motivi squisitamente personali e professionali: lavorava per una “compagnia militare privata”.

Esemplare a tal proposito, la riflessione del ministro La Russa: le “gesta” di Quattrocchi furono di eroismo; nel caso di Arrigoni un generico “dolore” per un giovane del quale non conosceva le specifiche attività.

Faccio appello a tutto il mio controllo per obbligarmi  – adesso, mentre scrivo – a non pensare che tra un membro di una “compagnia militare privata” e un operatore di una ONG passa tutta la differenza del mondo. Non voglio qui scendere in valutazioni nelle quali è difficile mantenere l’obiettività necessaria.

Ma di sicuro, non mi riconosco in un Paese che accetta che, di fronte a morti ugualmente barbare e insensate, si stilino classifiche di merito a seconda che uno sia “appoggiato” dalla destra o dalla sinistra.

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5 pensieri su “Nessuna retorica di fronte alla morte…

  1. Stefano… spero che tu abbia tempo per cercare i video di Arrigoni su youtube.
    Perche’ in certi contesti un’idea bisogna farsela… e il non volersi esprimere e il restare neutrali spetta solo ai preti, ai giornalisti e alla peggiore DC.

    Ci sono fior di analisi su querllo che è successo… e non tutte sono ascrivibili a retorica… come chi puntualizza che i presunti salafiti secondo la vulgata comune sarebbero stati in grado di rapire Arrigoni per ricattare Hamas.

    Ricattare Hamas… rapendo un italiano condannato a morte dal governo israeliano… si, come no… bhe io penso che le scuse ridicole potrebbero inventarle in modo migliore.

    • Certo io me la sono fatta un’idea…
      E, certo, ho scritto chiaramente che non intendo dare un giudizio sulle azioni, idee e scelte di nessuno, tantomeno di Arrigoni. Non di sicuro per essere un “prete, un giornalista o la peggiore DC”. Ma piuttosto perché mi premeva far passare altro.
      Vai oltre il primo paragrafo, per favore.

      Ho scritto altrettanto chiaramente che un Paese civile non puo’ però permettersi di avere squilibri di giudizio cosi’ differenti. Soprattutto quando le situazioni sono cosi’ delicate, quando le ricostruzioni sono cosi’ soggette alla propria visione politica, quando ci sono di mezzo morti come queste.
      Quello che semplicemente volevo dire è che in quel titolo di “Libero” ci stava tutta l’ignorante strafottenza che troppa gente dimostra in questi casi.

      • Stefano… ma quello è un dito che impedisce di vedere la luna.
        Si sa che Libero è il giornale che è.
        Che l’Italia è divisa in due fazioni politiche di cui una con un senso di appartenenza e di diffidenza verso l’altro degno delle peggiori squadre di calcio
        (E che La Russa è La Russa.)

        Invece il senso della questione non deve essere secondo me “vogliamo la stessa commemorazione 8 o “giudizio equilibrato” per Vick”.

        Ti ripeto quello è solo il dito.

        La Luna, il senso deve essere quel dibattito che si vuole a tutti i costi evitare: la situazione dei profughi palestinesi che vivono nella striscia di Gaza.

        Un dibattito serio che punti ad informare i cittadini italiani e che possa portare a fare pressione su Israele sarebbe a mio parere il modo migliore per ricordare Vittorio Arrigoni.

        Molto piu’ di una medaglia alla memoria.

      • Sono perfettamente d’accordo con te ma di fronte ad un Paese schiavo della sua indifferenza senza vie di fuga forse bisogna cominciare anche dal riconoscere e far riconoscere il dito. E, parafrasando il titolo dell’ultimo libro di Ingrao, non è vero che “indignarsi non basta”: il nostro problema è che ci stiamo dimenticando di indignarci di fronte a troppe cose.

  2. In un paese civile persone senza ideali si dovrebbero astenere dal commentare la morte di persone con ideali, condivisibili o meno. Come é avvenuto per l’articolo di Battista sul Corriere della Sera all’indomani del fatto. Non mi stupisce la posizione di La Russa. Sono sconcertato dalla massa assolutamente inutile di retorica che circola sui giornali. Impossibile non ricordare Gaber sui compagni giornalisti: “Voi vi buttate sul disastro umano col gusto della lacrima in primo piano”.

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