Le menzogne del “processo breve”…


…ovvero cosa si nasconde dietro le altisonanti dichiarazioni di principio che troviamo fin dall’incipit del testo del disegno di legge:

Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi,in attuazione dell’articolo 111 della Costituzione e dell’articolo 6della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomoe delle libertà fondamentali

Innanzitutto: è l’Europa che ce lo chiede?

Nella maniera piu’ assoluta no e ciò aiuta a fare molta confusione. Non a caso il Presidente del Consiglio insiste affinchè il provvedimento venga soprannominato “processo europeo”.

L’Europa, attraverso le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, certamente ci domanda di trovare delle efficaci risposte al problema dell’eccessiva durata dei processi italiani al fine di dare piena attuazione a quanto previsto dall‘articolo 6 della Convenzione Europea per i diritti dell’Uomo con particolare riferimento a quel “termine ragionevole” previsto al primo paragrafo. Tuttavia vi è una profonda e chiarissima differenza tra l’adottare una serie di misure e di riforme atte a velocizzare e ottimizzare i tempi processuali e arrivare a sentenza entro un termine ragionevole e prevedere ex lege che un procedimento giudiziario, al decorrere di una determinata data, si interrompe indipendentemente dal punto a cui il procedimento è arrivato, dalla tipologia del reato e dalle eventuali prove di colpevolezza emerse a carico dell’imputato.

La differenza è cosi’ palese che è da idioti difendere questo disegno di legge come una riforma di civiltà voluta dall’UE.

Così come è da idioti non considerare che il sistema giuridico italiano è saldamente nelle mani degli avvocati (se paghi bene te ne puoi permettere uno bravo, di quelli che conoscono tutte le scappatoie per dilungare alla nausea il procedimento) e della buracrazia. Basta seguire le cronache quotidiane o fare una minima ricerca in rete per trovare moltissimi casi di processi prescritti, allungati, sospesi, rinviati a causa di dilazioni intenzionali di dibattimenti, minime irregolarità burocratiche o ritardi dovuti alla mole di procedimenti che gli scarsi mezzi a disposizione della magistratura e dei tribunali non riescono a gestire (tutti ricorderanno il figlio di Riina scarcerato per decorrenza dei termini).

Non a caso in commissione giustizia è stato presentato anche un altro disegno di legge (nato come semplice emendamento al processo breve), diametralmente opposto tanto da soprannominarlo “processo lungo”. Prevede due novità molto rilevanti: 1 – la difesa potrà presentare tutte le prove che vuole (sempre che siano «pertinenti»), visto che il giudice non potrà più respingere quelle «superflue»; 2 – una sentenza passata in giudicato non potrà più considerarsi prova definitiva in un processo, così come prevedeva la “norma Falcone” (articolo 238-bis del codice di Procedura penale), introdotta per i processi di mafia, cosa questa che renderà necessarie ulteriori procedimenti (e tempi) probatori. La contraddizione di fondo è evidente e sarebbe più che sufficiente a capire le reali intenzioni della maggioranza.

Tornando al “processo breve”, la norma che – temo – verrà approvata in serata dalla Camera è una vera e propria amnistia generalizzata e soprattutto costituirà la sconfitta definitiva di un Paese che si arrende a combattere delle specifiche categorie di reati. Qui non ci sono in ballo solo i processi che vedono coinvolto Silvio Berlusconi quanto ad esempio l’intera famiglia dei reati finanziari e societari, quelli che erano già stati pesantemente depenalizzati dai precedenti Governi Berlusconi e, guarda caso, quelli per cui in massima parte sono chiamati a rispondere molti esponenti della maggioranza e del sistema di potere politico-economico-imprenditoriale italiano. Già nel 2005, la legge ex-Cirielli, sancì la prescrizione per 140.000 processi in corso.

Ha ben da sgolarsi il Guardasigilli Alfano nell’affermare che questa riforma toccherà solo lo 0,2 % del procedimenti pendenti ma, se fosse vero, ci si dovrebbe chiedere perché  mai il Parlamento viaggi a tappe forzate su di un provvedimento così poco rilevante. Il tutto a fronte di ben altre situazioni sulle quali il nostro Governo pare non avere intenzione di pronunciarsi.

L’ANM stima – forse esagerando un poco – che il provvedimento sancirà la fine di centinaia di migliaia di procedimenti aperti ma, al di la della battaglia di numeri, è sconvolgente la lista dei reati interessati. Su questo non si puo’ inventare nulla: è il testo del disegno di legge che lo dice laddove, prevedendo esplicitamente le fattispecie in cui non si applica, ricomprende nei termini di prescrizione breve tutti gli altri.

Abuso di ufficio, corruzione in atti giudiziari, furto (senza aggravanti), truffa semplice, truffa aggravata, falsa testimonianza, tutta la categoria dei reati ambientali, ma anche, sfruttamento della prostituzione (non minorile), maltrattamenti in famiglia, aborto clandestino, violenza privata oltre che l’ampia famiglia dei reati societari. Infatti se la norma – ovviamente – non si applica nei processi per mafia sembra però che il nostro attuale Legislatore sia rimasto legato alla mafia dei picciotti con le lupare a tracolla fingendo di ignorare che oggi la ramificazione degli interessi mafiosi transita dalle banche, dai gruppi di investimento, dalle irregolarità di bilancio e dal riciclaggio in imprese formalmente lecite o in appalti pubblici.

Il processo breve, infine, non troverà applicazione per i pericolosissimi reati legati all’immigrazione che invece avranno i tempi di prescrizione ordinari, perché, si sa, la Lega ha sempre bisogno di un regalino per essere tenuta a cuccia.

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