I dolori del giovane leghista


Essere un leghista in tempi di 150esimo dell’Unità d’Italia non deve essere per niente semplice. Ce lo spiega molto bene il Consigliere Comunale Guido Martinelli, il “volto duro e puro” della base giovane leghista. In una intervista di giovedì scorso al “Corriere di Como” confida che il 17 marzo andrà a farsi una bella gita, magari all’estero, nella Confederazione Elvetica, grande e invidiabile esempio di Stato Federalista. Lui del resto “non sopporta la retorica del tricolore“.

Mi trovo assolutamente d’accordo: anche io non sopporto la retorica. Ma qualunque retorica. Anche quella di chi va’ parlando di una identità che non esiste vaneggiando di lingua (il “dialetto”), tradizioni (il Dio Po’ e l’ampolla) e valori comuni (celtici ma, all’occorrenza, cristiani). Se la “retorica del tricolore” è così fastidiosa, che dire di una “retorica della secessione”, imbastita sulle pagine e dalle frequenze di giornali e radio finanziati, sostenuti e salvati da un fiume ininterrotto di finanziamenti dello Stato Italiano (di 1,5 mln di euro all’anno dei costi per “Radio Padania”, piu’ di 1 mln è coperto dai contribti presenti in Finanziaria mentre il quotidiano “la Padania” nel 2007  – anno del quale sono note le cifre – ricevette 4.028.363,82 euro), gonfiata e alimentata da centinaia di eletti nelle Istituzione dello Stato Italiano (Parlamentari, Senatori, presidenti e consiglieri regionali e provinciali, senza contare sindaci e consiglieri comunali e cariche elette o nominate in enti pubblici di differente natura), cavalcando temi di emergenza e impossessandosi di determinati valori solo quando fa comodo (come le battaglie sul crocefisso e il trattamento riservato a Cardinali “non amici“).

Brutta cosa davvero la retorica.

Però è giusto trovare una soluzione alle sofferenze del nostro Consigliere: sofferenze addirittura “fisiche” – dice – e che sicuramente saranno condivise con larga parte del fiero elettorato leghista. Lui del resto “è padano” e non si riconosce assolutamente nei valori dell’Italia ma in altri. Deve essere davvero insopportabile essere costretti a vedere quel tricolore che sventola sopra palazzo Cernezzi e che è esposto anche nella Sala Consiliare, deve mettere proprio il mal di testa, poi, vedere il Sindaco indossare la fascia tricolore nelle cerimonie ufficiali e, quando capita, sentire un inno diverso dal Va’ Pensiero (sul quale rinvio a questa utile lettura). E, infine, l’idea di avere lo Stato Italiano addirittura come proprio datore di lavoro (dall’intervista apprendo che è dipendente dell’amministrazione provinciale) deve rasentare la tortura. Ma, come dicevo, si trova in ottima compagnia: la lista dei secessionisti che in un modo o nell’altro stanno sul libro paga di Roma Ladrona è davvero lunga.

Come, allora, porre fine alle sofferenze di tutta questa gente? Non saprei ma credo che le dimissioni di massa da ogni Istituzione della Repubblica Italiana potrebbero essere un buon inizio per ovviare a questa nausea di cui sono costretti a soffrire. O per lo meno sarebbe uno dei pochi atti coerenti della Lega dal 1989 ad oggi.

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