L’Italia “protagonista” a Davos


Su di un quotidiano on-line ho letto, alcuni giorni fa, una notizia, a mio modo di vedere molto preoccupante; tale notizia, di cui parlerò dopo, era riportata in prima pagina a margine della home page, con poco più di un link.

Sono allora andato a vedere, per cercare approfondimenti al riguardo, le home page di parecchi quotidiani on line italiani, confidando che le versioni on-line dei quotidiani fossero quelle che piu’ facilmente venissero aggiornate e modificate. Ma mi sono dovuto ricredere e arrendere alla ben poca fantasia delle redazioni italiane.

Al primo posto in assoluto il Caso Ruby/Berlusconi in tutte le sue varianti, sfaccettature e declinazioni. I giornali si dividono equamente in pro e contro utilizzando i toni duri e aspri a cui tanto siamo abituati in queste ultime settimane. Qualche altra testata apriva invece con la recente rivolta popolare in Egitto con commenti e analisi correlate. Se escludiamo piccole differenze di notizie marginali o di costume, le prime pagine dei quotidiani di 2 giorni fa differivano solo nell’ordine delle notizie (oltre che nell’orientamento politico, ovviamente).

Ma c’era un’altra notizia, di sicuro di minor attrattiva, che avrebbe meritato il primo posto per i suoi allarmanti contenuti.

Si è svolto in questi giorni il World Economic Forum, l’appuntamento annuale che riunisce a Davos, in Svizzera, il gotha della politica, dell’economia e della diplomazia mondiali. Il privilegio di aprire i lavori è toccato, quest’anno, al Presidente della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev mentre gli altri leader Europei sono stati protagonisti di incontri, conferenze e special speech: Angela Merkel, Nicolas Sarkozy, David Cameron. E qui c’è la prima notizia “storta”. Presente anche il Ministro Tremonti in rappresentanza del nostro Governo ma all’Italia non sono toccati appuntamenti di spicco. Anzi!

Il nostro Paese è stato invece oggetto di un incontro particolare. Una tavola rotonda a porte chiuse dal titolo “Italia: un caso speciale”. Al centro dei lavori un dibattito sulle potenzialità perdute dell’Italia, sulle criticità del suo sistema economico, sulle falle della staticità politica e sui rischi concreti che, dopo Grecia e Portogallo, tocchi a noi dover fronteggiare una crisi totale dell’economia. A tenere questo “processo” all’Italia Michael Elliot, direttore di TIME Magazine, l’economista Nouriel Roubini, Daniel Gros,vdirettore del Centre for European Policy Studies di Buxelles, Josef Joffe, direttore del Die Zeit e Matthew Bishop della redazione americana di The Economist. A tenere la difesa della nostra economina NESSUN rappresentente istituzionale dal momento che il Ministro Tremonti ha convocato una conferenza stampa in altro luogo alla medesima ora. A reggere il gioco dell’Italia un gruppo ben rappresentativo di imprenditori, banchieri e top manager nostri connazionali (da Profumo a Passera) guidati da Emma Marcegallia.

Mentre il Mondo, quindi , era impegnato ad analizzare l’andamento della nostra economia e delle scelte strategiche seguite dal nostro Paese, noi guardavamo ben altrove. Come già detto le vicende sessual-politiche del Presidente del Consiglio occupavano ampiamente gran parte lo spazio visualizzabile (articoli/titoli/foto/commenti a favore/commenti contro/opinioni/interviste/esclusive ecc.). E questo – l’ho notato con rammarico – avveniva in un gran numero di testate: quasi nella totalità. E se il maggiore spazio delle “home page” era dedicato alle sole 2 notizie viste sopra, solo Corriere (in breve) e Repubblica (con un articolo ben dettagliato) concedono a questa notizia l'”onore” di un link in evidenza o poco più’. E non bisogna essere dei fenomeni per capire che la stragrande maggioranza dei visitatori non va molto oltre alla home page.

Preoccupante la notizia (che uno dei piu’ importanti centri studi economici al mondo lanci un simile allarme);

Preoccupante la reazione istituzionale (che il Ministro delle finanze del Paese interessato organizzi una conferenza stampa in un’altro luogo allo stesso orario ostentando la totale tranquillità);

Preoccupante che tutto questo passi sotto silenzio, in misura pressoché totale e bipartisan.

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