Il “mito americano”, all’occorrenza.


Uno dei termini di paragone preferiti della politica Italiana sono gli USA. Spesso e volentieri i dibattiti sono pieni di riferimenti alla situazione politica ed istituzionale americana e quando bisogna criticare qualche aspetto del nostro ordinamento si parla sempre della “migliore democrazia al mondo” tentando ragionamenti spesso arditi e accostamenti al limite del ridicolo come quando si confrontano i poteri del Presidente rispetto a quelli del nostro Presidente del Consiglio, oppure come quando si introdussero nel nostro ordinamento delle figure processuali chiamate “class action”  che poco hanno a che fare con le omonime americane o ancora come quando si propose l’elezione diretta dei pm sul modello dei Attorney General  (che la cultura cinematografica e popolare ha sempre tradotto con “procuratore generale” creando non pochi fraintendimenti).

E’ evidente quanto questo paragone sia puramente strumentale a sostegno delle proprie tesi del momento. Anche in questi ultimi giorni infatti il sistema Americano non fa che ricordarci quanto sia profondamente differente istituzionalmente e, culturalmente, lontano anni luce da noi. Lo mostra bene una storia che ho già citato in un altro post.

Il 10 marzo 2008 il New York Times riportava che il governatore dello Stato di New York, Eliot Spitzer avrebbe avuto un incontro di due ore con una prostituta del Emperor’s Club V.I.P., Ashley Alexandra Dupré. Le notizie successive riportano che nel giro di sei mesi il Governatore avrebbe avuto almeno altri sette incontri con donne della stessa agenzia, pagando più di 15.000 dollari per i servizi ricevuti. L’attenzione degli investigatori federali viene catturata a causa di trasferimenti sospetti di denaro: inizialmente si pensa ad un caso di corruzione, ma le indagini portano a scoprire un giro di prostituzione. Si sospetta quindi che il  giovane Governatore, astro nascente della politica democratica dello Stato di New York, finanziasse questo traffico in parte con fondi pubblici, in particolare quelli utilizzati come appannaggio del Governo dello Stato. Il “problema” concerneva non l’atto in se’, l’essere stato con una professionista del sesso, quanto l’aver mentito, relativamente alla sua vita familiare e al – sospettato – utilizzo di denaro pubblico. E il popolo elettorale ha pieno diritto di potersi fidare dei propri candidati, di qualunque schieramento essi siano.

Il 12 marzo 200, due soli giorni dopo le rivelazioni del NYT 8 Spitzer annuncia le dimissioni. La carriera politica di una delle piu’ promettenti figure del Partito Democratico (General Attorney dello Stato di New York dal 1999 al 2006 e poi Governatore eletto con il 69% delle peferenze) veniva stroncata nel momento forse di maggiore  successo. Durante la conferenza stampa dichiara:

Non posso permettere che i miei errori privati mandino in frantumi il lavoro di un gruppo. Nel corso della mia vita pubblica ho più volte detto, e lo credo, che le persone devono prendersi la responsabilità per la propria condotta. Io non chiederò meno a me stesso. Per questo motivo mi dimetto dall’incarico di Governatore .

Il 16 luglio 2008, il New York Times rilancia le accuse sostenendo che l’ex Governatore avrebbe utilizzato fondi della campagna elettorale per la prenotazione di due stanze al Mayflower Hotel, spendendo oltre 400 dollari a stanza, dove si sarebbero tenuti alcuni degli incontri con le prostitute.

Nel novembre dello stesso anno, il procuratore annuncia che Spitzer non sarà accusato di alcun reato per il suo coinvolgimento nel giro di prostituzione dal momento che non sarebbero risultati abusi dei fondi pubblici. Niente di rilevante quindi. Punto.

Mi domando se in questo caso tutti sarebbero d’accordo ad indicare gli Usa come un modello. Purtroppo credo di no.

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