Il senso della misura


Fa riflettere l’articolo pubblicato da “il Fatto Quotidiano” pochi giorni fa a firma di Marco Travaglio. In Italia ogni volta che si osa anche solo parlare di indagini, sospetti e procedimenti penali a carico del “potere”, una certa politica e una certa informazione “amica” mettono in moto una campagna di contrattacco, mistificazione e volontaria confusione. Ma cosa succede all’estero?

Qualche giorno fa c’è stata la condanna per stupro, molestie sessuali e frodi ai danni dello Stato dell’ex presidente israeliano Moshe Katzav. Le accuse mosse contro di lui lo avevo spinto ad “autosospendersi” dall’incarico di presidente della Repubblica il 24 gennaio 2007, alle prime notizie sull’indagine.

L’Inghilterra è Nazione di grande ispirazione. Nel 2008 rassegno’ le dimissioni il ministro del Lavoro britannico Peter Hain in seguito alla mancata dichiarazione di 103mila sterline in donazioni ricevute durante la campagna elettorale per diventare vice segretario del partito laburista nel 2007. Un paio di mesi fa, le dimissioni del deputato ed ex ministro laburista inglese Phil Woolas, raggiunto da una gravissima accusa: avere mentito in campagna elettorale, additando un avversario politico come simpatizzante dell’estremismo islamico. Per quella bugia la sua elezione è stata invalidata. Un altro ex deputato laburista inglese, David Chaytor, è finito in carcere dopo la condanna a 18 mesi in primo grado per essersi fatto rimborsare dallo Stato la bellezza di 22 mila euro per l’affitto di un appartamento: il che sarebbe stato suo diritto, se non si fosse scoperto che la padrona di casa era sua figlia. Oltre alla condanna alla reclusione, si è dimesso dalla Camera, ha restituito tutto con gli interessi e si è ritirato dalla vita politica dopo l’espulsione dal partito. Tutto questo non gli ha evitato il carcere in quanto il giudice l’ha condannato senza sospensione condizionale della pena perché “lo scandalo dei rimborsi spese ha fatto vacillare la fiducia nel legislatore e, quando un pubblico ufficiale è colpevole di offese del genere, devono seguire sanzioni penali, così che le persone capiscano quant’è importante essere onesti per maneggiare fondi pubblici”. Sempre in Inghiltera, nel maggio del 2009, un gran numero di deputati della Camera dei Comuni, venne costretto alle dimissioni dopo che i giornali rivelarono la vicenda dei rimborsi gonfiati ai politici. La “purga” fu implacabile: non solo 8 onorevoli, alti dirigenti del partito conservatore accusati di aver ottenuto rimborsi per cifre da capogiro, ma anche il leader dei Liberal-democratici, l’allora astro nascente Nick Clegg, costretto a restituire le 28 sterline di telefonate alla famiglia che si era fatto rimborsare dal governo. A farne le maggiori spese Michael Martin, speaker della Camera, non formalmente coinvolto ma colpevole, agli occhio dell’intero Regno Unito, di non aver saputo monitorare la situazione, prevenire e sanzionare lo scandalo e gestire la crisi politica sorta in seguito; in breve: non aver saputo svolgere adeguatamente il suo ruolo.

Tutto il mondo politico anglosassone, invero con molta ipocrisia, coltiva il mito della “verità” nella vita privata e pubblica del politico. Il quale è libero di fare ogni nefandezza purché nel più’ stretto riserbo e segretezza. Ma se mai dovesse venire scoperto, su di lui calerebbe l’anatema della vergogna e dello scandalo. Nel sistema politico americano l’accusa di “aver mentito al Popolo” circa la propria vita privata o pubblica, ha provocato mancate elezioni, dimissioni irrevocabili o procedimenti di impeachment.

La carriera politica di Ted Kennedy, ad esempio, subi’ un radicale stop dopo la morte di Mary Jo Kopechne e per questo episodio, molto probabilmente non riusci’ nemmeno a vincere le primarie per la presidenza. Il 12 marzo 2008, si dimise Eliot Spitzer, giovane promessa del Partito Democratico americano, governatore dello Stato di New York divenuto celebre con il soprannome di “sceriffo” al culmine di una carriera giocata sul rigore morale, sull’etica e sul contrasto della corruzione nella città di Albany, capitale dello Stato. La sua colpa? essere stato beccato a trascorrere qualche notte (sembra 7 ) in intimità con Ashley Alexandra Dupré, prostituta dell’ Emperor’s Club V.I.P. per i quali avrebbe pagato una somma vicina ai 15.000 dollari (di tasca sua!!!). Anche in questo caso, aver mantenuto una condotta differente rispetto alle aspettative del suo elettorato, ha stroncato la sua carriera, tanto che al momento ha seccatamente smentito le voci di una sua ricandidatura. E come dimenticare il caso forse piu’ celebre dai tempi del Watergate? Bill Clinton, ossia: l’uomo piu’ potente del mondo che rischia di perdere tutto per un singolo episodio, piu’ o meno intenso a seconda delle ricostruzioni. L’accusa verso l’ex presidente non è mai stata l’atto in se, quanto piuttosto l’aver mentito al Popolo americano e insudiciato la sacralità e il nome di un’istituzione come la Casa Bianca.

La “moda” delle dimissioni etiche non ha tralasciato nemmeno il sudamerica a discapito di una lunga tradizione di governi dittatoriali e corrotti. Il 10 ottobre 2008 il premier Jorge del Castillo ha rassegnato le proprie dimissioni in seguito allo scandalo scoppiato dopo la pubblicazione di alcune intercettazioni telefoniche legate alla concessione di cinque zone di prospezione petrolifera alla compagnia norvegese Discover Petroleum. Di fronte all’evidente caso di corruzione, si erano gia’ dimessi il ministro dell’Energia, Juan Valdivia e il presidente di Petro-Peru, Cesar Gutierrez.

Il Giappone storicamente non scherza in fatto di etica politica e responsabilità delle proprie azioni. Dimissionario Shoichi Nakagawa (trovato morto pochi mesi dopo), ministro delle finanze, dopo che nel febbraio 2009 si presento’ in conferenza stampa al G7 di Roma quasi ubriaco, dimissionario Minoru Yanagida nel novembre 2010 per avere fatto durante una riunione informale alcune battute sul suo ruolo di ministro della giustizia (figuratevi questa prassi applicata in Italia a certi leghisti).

Tornando in Europa. In Svezia, nell’ottobre del 2006 si sono dimessi due ministri nell’arco di 3 giorni. Il responsabile della Cultura, Cecilia Stego Chilo si è ritirato a vita privata dopo che la stampa svedese aveva rivelato che il ministro non pagava da 16 anni il canone televisivo e retribuiva in nero la tata dei suoi figli. Qualche giorno prima anche il ministro del Commercio, Maria Borelius, aveva presentato le proprie dimissioni per analoghe ragioni.

Nel 2008, in Grecia il portavoce del governo greco Teodoro Roussopoulos si e’ dimesso a seguito della creazione di una commissione d’inchiesta parlamentare sullo scandalo immobiliare che coinvolgerebbe monaci del Monte Athos e esponenti della maggioranza tra cui Roussopoulos, accusato dall’opposizione di essere ‘l’istigatore morale’. Pur negando qualsiasi addebito lascio’ l’incarico per non pesare sull’attivita’ del governo.

E come non ricordarsi della (magra) fine politica di uno dei personaggi di spicco dell’Europa, Helmut Kohl, cancelliere della RFT e poi della Germania Unita fino al 1998. Nel 1999 iniziarono ad emergere le prove del suo coinvolgimento in operazioni di finanziamento illecito al suo partito, attività che avrebbe portato nella casse della CDU la somma di 300 milioni di marchi. Si dimise da ogni incarico di partito alle prime rivelazioni sulla stampa. In tempi piu recenti non è andata meglio al Presidente della Repubblica Horst Köhler che il 31 maggio ha rassegnato le dimissioni dopo essere stato criticato e abbandonato da tutti gli schieramenti politici a seguito di dichiarazioni nelle quali legittimava l’intervento tedesco in Afghanistan come protezione degli interessi commerciali nazionali.

Anche la Francia, Paese retto da un governo per certi versi molto simile al nostro, non ne è rimasta immune. Nel febbraio del 2005 il ministro dell’economia, delle finanze e dell’industria francese Hervé Gaymard presenta le sue dimissioni dopo che il settimanale satirico francese “Canard enchainé” ha rivelato che lo Stato pagava 14 mila euro al mese per concedergli gratis un appartamento di 600 metri quadri nei pressi degli Champs-Elysées. “Ho deciso di presentare le dimissioni perché riconosco di aver commesso errori di giudizio” scrisse in un messaggio indirizzato al primo ministro.

Anche in Italia abbiamo avuto fortunatamente qualche eccezione. E non ho vergogna a citare due persone sicuramente da non imitare ma sono stati i soli che hanno subito la gogna mediatica e che hanno fatto la cosa giusta, ritirarsi immediatamente dal proprio incarico pubblico. Piero Marrazzo e Flavio Delbono. Il primo messo alla berlina per i propri vizi da un poco chiaro giro di ricatti e ritorsioni nel quale erano coinvolte anche esponenti delle forze dell’ordine. Il secondo costretto a ritirasi dopo l’accusa di truffa aggravata, abuso d’ufficio e peculato. La causa scatenante: la sua ex-compagna ed ex-segretaria, delusa per essere stata scaricata, rivelo’ di favori, auto-blu, vacanze tutte pagate con soldi del Comune. Le cifre “spaventose” non sono mai state quantificate ma dovrebbero essere contenute entro poche migliaia di euro. Dico “dovrebbero” perchè – altra usanza italiana – dopo il clamore dei primi giorni, delle indagini e del processo, non si sa poco o nulla.

Non li difendo, Marrazzo e Delbono, ma tutto sommato li stimo perchè in Italia sono tra i pochi ad aver fino in fondo rispettato la loro carica, anche nel momento di dover rispondere di accuse più o meno fondate (come nel caso di Bologna) o quando si è colti inequivocabilmente sul fatto. Nel turbinio di minorenni, modelle, mafia, appalti truccati, ricostruzioni false e digitali terrestri inutili, l’ex Presidente della Regione Lazio e l’ex Sindaco di Bologna (la cui vicenda fa sorridere paragonata alle ultime notizie di cronaca), sono stati gli unici e soli Capri espiatori di un malcostume diffuso che si è nascosto dietro le dita puntate e i titoli dei giornali. Tutto questo mentre in Europa basta una dichiarazione azzardata per dire addio alle proprie aspirazioni politiche (che futuro avrebbero, fuori dall’Italia, i Capezzone, i Gasparri, i Boghezio, i Calderoli o gli Sgarbi?)

E se tutto questo va bene, se tutto questo non desta almeno a qualche domanda e non porta ad una reazione che pretenda un rinnovamento dell’intera classe e idea politica allora non lamentiamoci più che nei nostri parlamenti risiedano, a fianco del Presidente del Consiglio,i Dell’Utri, i Previti, i Cuffaro, gli Abelli, i Fitto, i Ciarrapico, i Carra, i Vito. E purtroppo la lista è lunga.

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