Gentile Pierluigi Battista…


…vorrei farle una domanda. Mi potrebbe cortesemente spiegare perché quando c’è una manifestazione di piazza scomoda (quindi che va a buon fine) si evocano quasi sempre i fantasmagorici “giovani dei centri sociali”.

Sinceramente Battista, lei non è di Como. Per forza di cose, ieri pomeriggio lei non era a Como. E credo – ma porgo immediatamente le mie scuse in caso contrario –  che nemmeno conosca molto bene la realta civile, politica e sociale della città, i problemi che ha o che ha avuto, le discussioni politiche e il contesto attuale e degli ultimi anni.

Perchè quindi scrive che la protesta che ha fatto fuggire il sen. Marcello Dell’Utri è stata portata avanti da “giovani dei centri sociali”? E, sorvolando sul fatto che basta un contatto informativo lontano, minimo, per scoprire che Como, di centri sociali, non ne ospita, perché tutta la sua riflessione è incentrata sul tema del revisionismo?

Se ha la pazienza di andare a recuperare i quatidiani delle scorse settimane vedrà che la scelta di invitare il senatore dell’Utri ha generato un certo dibattito tra gli schieramenti politici e la c.d. società civile e ha portato una certa indignazione trasversale, di sicuro non di nicchia, che è sfociata nella ferma presa di posizione di realtà molto diverse tra loro (dall’ANPI a comitati spontanei di cittadini a partiti politici) alcune delle quali hanno sposato l’idea di manifestare durante lo svolgimento della conferenza ma al di fuori degli spazie dell’evento culturale al fine di non disturbare lo svolgimento dell’evento. Questa è una notizia che è facilmente verificabile soprattutto con i mezzi a disposizione di una redazione giornalistica.

Così come è verificabile (se non altro grazie ai video facilmente recuperabili in rete), da una parte,  l’assoluta spontaneità della contestazione che è sorta in sala, e , dall’altra parte, l’assoluta eterogeneità dei partecipanti. Cosa quest’ultima che meriterebbe piuttosto alcune profonde riflessioni.

Certo il diritto di parola è irrinunciabile e deve essere sempre tenuto in massima considerazione. Ma questo deve anche conciliarsi con il diritto di cronaca: in sala vi era anche chi strappava dalla mani di alcuni manifestanti libri come le copie dell’agenda rossa di Borsellino.  Inoltre nella dialettica democratica la piazza ha sempre avuto un ruolo che a fasi alterne viene sempre riconosciuto un valore o un difetto a seconda che si tratti del punto di vista del manifestante o del contestato.

La devo contraddire anche sulle motivazioni che hanno spinto così tanta gente a manifestare in piazza. Il disprezzo delle tesi revisioniste è stato solo uno dei motivi. Tra le motivazioni che hanno spinto così tanta e diversa gente a scendere in piazza ad urlare un malessere profondo c’erano anche i vissuti personali del relatore, le sue pendenze aperte con la giustizia ma anche i processi per i quali è stato condannato in via definitiva (ma nonper questo rassegnando le dimissioni dalla vita politica) o dai quali è uscito con patteggiamento. Pesavano altresì le dichiarazioni rilascite negli anni, dalla simpatia per Mangano all’ammissione di essere in politica per sfuggire ai propri guai giuridici. Suonava inotre come una presa in giro il fatto che nonostante tutto questo fosse invitato alla stessa manifestazione alla quale, solo 12 mesi fa, aveva preso parola Piero Grasso. E quindi in piazza c’era anche chi non accettava che la manifestazione culturale più rilevante del comasco avesse questa conferenza come “l’avvenimento di punta” di tutto il calendario ma che forse Como si meriterebbe di pensare un po’ più in grande.

Le scrivo queste cose convinto della sua serietà di professionista e pertanto convinto che la penna si sia fatta prendere un po’ troppo dall’entusiasmo. Non è forse tra le regole di ogni giornalista quella di documentarsi adeguatamente prima di stendere un pezzo qualsiasi? Forse, vista la distanza da Como e l’impossibilità di essere dovunque, si sarà accontentato di leggere i resoconti apparsi sui quotidiani della città. Già, quei resoconti in cui si scrive che erano pochi facinorosi, che non venivano nemmeno da Como e che (con grande esercizio di finezza e galanteria) tra loro vi era anche qualche signora “un po’ attempata”. Sinceramente, in questo caso credo che sia dovere del giornalista anche di verificare l’attendibilità delle proprie fonti. E credo che questi passaggi siano decisamente mancati o per lo meno non siano stati adeguati da meritarsi (stavolta) una prima pagina del Corriere.

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