La tentazione (del condono) dietro l’angolo.


La crisi ci porta verso scelte difficili, periodi duri, strette di cinghia senza precedenti guidate dal senso di responsabilità per rimettere in sesto il nostro Paese. O per lo meno così ce le vendono.

Certo però che la tentazione di inserire una leggina, un articoletto, un comma che passi inosservato tra le pieghe della discussione della manovra finanziaria più dura di tutti i tempi è forte, fortissima. E ci cascano a ripetizione, poveretti.

E così ecco che all’8a commissione della Camera si discute una nuova proposta di legge: “Disposizioni per accelerare la definizione delle pratiche di condono edilizio al fine di contribuire alla ripresa economica“. Il titolo è già di per se esemplificativo: il condono aiuta la ripresa, poco importa che le statistiche ci rivelano che i condoni servono a tutto tranne che a recuperare patrimonio. Come ci ricorda Gian Antonio Stella sul Corriere dal ’95 al 2003 i comuni hanno incassato dai vari condoni 4.429.436.000 euro ma hanno dovuto realizzare servizi e impianti per gli edifici così regolarizzati per 9.664.224.000 euro, più del doppio. Alla stessa maniera la “sanatoria delle sanatorie” approvata dalla Regione Sicilia per regolarizzare gli oltre 400.000 abusivi edilizi che avevano solo avviato le pratiche per la regolarizzazione (ottenendo così la sospensione delle inchieste e degli abbattimenti): a Palermo aderì 1.12% degli interessati, a Messina lo 0.37%, a Catania lo 0.037% e ad Agrigento aderirono solo 3 interessati su 12mila.

Nonostante questo bilancio i furbetti del condono ci riprovano ancora. Dopo che solo 8 giorni fa un tentativo di inserire un mega condono edilizio che avrebbe ricompreso anche le aree sotto tutela storica e ambientale è stato ritirato a suon di indignazione popolare dopo che la notizia si era diffusa sui giornali. Si era trattato di una cappellata che aveva fatto indignare gli stessi colleghi del PdL e che aveva costretto il Governo ad assicurare che non intendeva dare seguito a quella  proposta per bocca di Paolo Bonaiuti che però, per non perdere l’allenamento, è affrettato a chiarire che era solo “una trovata propagandistica creata ad arte dall’opposizione”. Quella volta si trattava di un emendamento dei senatori PdL Tancredi, Latronico e Picchetto Fratin.

Questa volta si tratta invece di un disegno di legge presentato alla Camera, e da li assegnato in commissione, più di un anno fa e del quale è appena cominciata la discussione. Porta le firme dei parlamentari PdL Maria Elena Stasi, Luigi Cesaro e Giovanna Petrenga, politici uniti dalla fede politica e dall’amicizia stretta con Nicola Cosentino, il sottosegretario di cui le cronache giudiziarie avevano tanto parlato.

Ecco di seguito il testo della proposta di legge:

1. I comuni e le soprintendenze per i beni architettonici e per il paesaggio, ciascuno nell’ambito delle rispettive competenze, provvedono sulle istanze di condono edilizio, presentate ai sensi delle leggi 28 febbraio 1985, n. 47, e 23 dicembre 1994, n. 724, e del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, entro il termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.
2. Ferma restando la disciplina vigente in materia, il rigetto dell’istanza di condono presentata ai sensi del comma 1 deve essere motivato in relazione all’assoluta e insuperabile incompatibilità con il contesto paesistico-ambientale vincolato.
3. Decorso inutilmente il termine di cui al comma 1 senza che il soprintendente per i beni architettonici e per il paesaggio abbia espresso il prescritto parere, l’amministrazione competente procede comunque all’adozione del provvedimento con specifica motivazione in relazione alla compatibilità o all’incompatibilità dell’immobile oggetto dell’istanza di condono con il contesto paesistico-ambientale vincolato.
4. La mancata adozione del provvedimento motivato di definizione delle pratiche di condono edilizio di cui al presente articolo è valutata ai fini della responsabilità dirigenziale o disciplinare e amministrativa, nonché ai fini dell’attribuzione della retribuzione di risultato dell’amministrazione competente. Resta salvo il diritto del privato di dimostrare il danno derivante dal ritardo della pronuncia dell’amministrazione indipendentemente dalla spettanza o meno del diritto al condono. Le controversie relative a quanto disposto dal periodo precedente sono attribuite alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.
Traduzione:
Art. 1 – Le amministrazioni devono, entro 6 mesi, regolarizzare tutto.
Art. 2 – Qualora le amministrazioni intendano rigettare le richieste di condono devono presentare una dettagliata motivazione “in relazione all’assoluta e insuperabile incompatibilità con il contesto paesistico-ambientale vincolato”.
Art. 3 – Nel caso le amministrazioni non riescano a fare questo entro sei mesi – e, giusto per dare una misura – le richieste di condono giacenti sono MILIONI – l’edificio in questione si intende condonato
Art. 4 – la mancata risposta va fatta pagare in busta paga a impiegati e dirigenti.
Di più: «Resta salvo il diritto del privato di dimostrare il danno derivante dal ritardo della pronuncia dell’amministrazione indipendentemente dalla spettanza o meno del diritto al condono» e cioè indipendentemente dal fatto che l’abusivo abbia o no diritto al condono.
Ricapitoliamo: io possono aver costruito una casa del tutto abusivamente, lo Stato me la condona svariati anni dopo in cambio di una quota ridicola rispetto al danno da me procurato in termini di mancate tasse e oneri, entro 6 mesi ora lo Stato è obbligato ad analizzare la mia richiesta di condono entro 6 mesi e con obbligo di una dettagliata motivazione, se la richiesta non viene analizzata in questi 6 mesi io posso  ricorrere in tribunale amministrativo contro il Comune ritardatario pretendendo dei danni, indipendentemente dalla spettanza o meno del condono nel mio specifico caso. Congratulazioni!
Dal momento che si può ben capire che nessun comune italiano è in grado di fare fronte ad una simile mole di adempimenti nel giro di soli 6 mesi ecco che si è così inventato un buon modo per paralizzare l’attività amministrativa, giurisdizionale (lo stesso discorso si può fare per il peso che graverà sui tribunali amministrativi) e per trasformare gli enti locali con già poca disponibilità liquida in pratici bancomat per abusivi edilizi dalla denuncia facile.
Già, sono tempi di crisi, di rigore e di responsabilità.
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Un pensiero su “La tentazione (del condono) dietro l’angolo.

  1. Quando a lezione si racconta la storia dei condoni edilizi, dopo pochi minuti generalmente i ragazzi smettono di prendere appunti e assumono un’espressione del tipo ^Che film stanno proiettando?^. L’ultima proposta di legge conferma un assunto tipico della televisione italiana, che in questo caso si può prestare alla politica: in Italia esiste un primato della stupidità offerta sulla stupidità richiesta.

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