Il massacro della libertà: dichiarazione di voto di Anna Finocchiaro


Di quella “legge” sulle intercettazioni che si appresta, dopo il primo voto alla Camera e l’approvazione al Senato di oggi, a ricevere l’approvazione definitiva, si sono dette tante, parecchie cose! Come sempre troppe, confuse, sovrapposte, casiniste (vedasi la dichiarazione di voto in Senato della Lega, ad opera del senatore Bricolo: intervento giustamente di parte ma sinceramente da comizio in un mercato di bassa lega).
Su di una tale legge-porcata serve la chiarezza di comunicare i contenuti nel modo più semplice e comprensibile perché tutti si possano rendere conto della serietà della faccenda, della gravità della manovra e della ragione di tante proteste, anche di quelle plateali (come l’occupazione del Senato da parte dell’IdV).
Per questo riporto di seguito il testo della dichiarazione di voto della sen. Finocchiaro, capogruppo del PD: parole semplici e ricche di esempi pratici per capire la portata di una proposta di legge che rischia di ledere, e in profondità, la certezza di un sistema penale certo, gli strumenti nelle mani delle forze dell’ordine e dei giudici e di mettere un bavaglio intorno alla bocca degli organi di informazione.

FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Paese aveva bisogno di una riforma delle intercettazioni telefoniche. Ne aveva bisogno perché è intollerabile che sulle pagine dei giornali appaiano notizie che o sono coperte dal segreto istruttorio o non sono inerenti alle indagini e sono pubblicate soltanto per ledere la privacy e la dignità dei soggetti. (Applausi dal Gruppo PdL). Aspetterei ad applaudire e sentirei ciò che dirò dopo. (Applausi dal Gruppo PD).

È intollerabile che si faccia mercato della dignità dei soggetti ed è intollerabile che vi siano fughe di notizie rispetto ad atti investigativi che probabilmente vengono frustati nella loro efficacia dalla fuga di notizie stesse.
Ne aveva davvero bisogno. Una buona legge, tanto è vero che già dai primi atti del governo Prodi della scorsa legislatura, con un disegno di legge Mastella e poi ancora, di nuovo, in questa legislatura, con due proposte di legge una delle quali firmata dalla capogruppo, abbiamo chiesto la riforma della disciplina delle intercettazioni telefoniche. Pensavamo che una buona legge sulle intercettazioni telefoniche dovesse, innanzitutto, consentire la pubblicazione delle intercettazioni, ma solo se esse sono pubbliche (cioè già a conoscenza dell’imputato e del suo difensore) e se sono quelle già selezionate dal giudice che avrebbe dovuto selezionare tutte quelle (per legge, naturalmente, con delle sanzioni, se non lo faceva) che erano o non pertinenti al processo o inutilmente lesive, rispetto alle indagini, della dignità, della privacy dei soggetti o addirittura riguardavano soggetti del tutto estranei alle indagini.
Bisognava consentire la pubblicazione degli atti, ma solo di quelli non più coperti da segreto, naturalmente, perché questa è ancora una questione equivoca – come sanno i colleghi della maggioranza – sulla quale la giurisprudenza ha qualche incertezza ed era bene scriverlo nero su bianco. Ed era ovvio che bisognava punire gravemente la pubblicazione delle notizie segrete e di quelle non pertinenti; in sostanza, la pubblicazione di notizie o destinate alla distruzione o che il giudice aveva eliminato da quelle che potevano essere utilizzate.
Quindi, una buona legge sulle intercettazioni telefoniche che tutelasse la privacy e la dignità dei soggetti a qualunque titolo coinvolti nelle indagini.
Non è la vostra legge. (Applausi dal Gruppo PD) e lo spiego a tutti i colleghi della maggioranza che, ovviamente, con grande fiducia voteranno questo testo (c’è un gioco di parole involontario, signor Presidente).

Innanzitutto perché questa legge limita l’uso delle intercettazioni telefoniche come strumento di acquisizione della prova. Lo limita per i presupposti che prevede, lo limita nella durata, lo limita individuando un giudice competente che sta nell’ufficio del distretto (e quindi con una fuga di notizie visto che questi faldoni viaggeranno da una città all’altra e continuamente), lo limita perché solleva il giudice che abbia detto «Io sono il giudice di questo procedimento» e con la nozione vaga che avete inserito nella legge ovviamente lo limita, lo limita per ogni questione.

Lo limita perché limita e gravemente, per esempio, la possibilità di ricorso alle intercettazioni ambientali, che oggi sono permesse solo per tre giorni e soltanto nei luoghi pubblici o aperti al pubblico per i reati comuni. Ricordate il caso di Novi Ligure? La chiacchierata tra Omar ed Erika? Ecco, ora non sarebbe più captatile, così come non sarebbe captabile ciò che si dicono due pregiudicati nella cella di un carcere.
E poi bisogna comunque avere, anche per questi tre giorni e questa miserrima intercettazione ambientale, una prova diabolica: il giudice deve prevedere che ci saranno elementi fondamentali per l’accertamento del reato o deve impedire la commissione del reato.

Avete equiparato intercettazioni, videoriprese non captative – parola complicata, che capite da soli – e anche i tabulati, anche se la Corte costituzionale aveva detto che per i tabulati tutta questa esigenza di privacy non c’era. Potrei continuare, ma c’è un secondo punto.Questa è la vostra legge, guardate: punite la pubblicazione di atti di indagine e consentite solo la pubblicazione per riassunto fino alla fine delle indagini preliminari. Ma vi rendete conto dell’arbitrio che il giornalista può compiere per riassunto? Non voglio irritarvi, ma il caso Boffo e «Il Giornale» lo ricordate o no? (Applausi dal Gruppo PD).

Ed impedite anche la pubblicazione, fino alla fine delle indagini preliminari e salvo per riassunto, anche degli atti che non sono segreti, che sono pertinenti alle indagini e che non sono lesivi della dignità e onorabilità dei soggetti. Per quanto riguarda le intercettazioni telefoniche, non si può pubblicare assolutamente alcunché.
Punite anche gli editori, perché casomai il giornalista o il direttore del giornale largheggiasse nell’informazione pubblica – ohibò! – interviene l’editore del giornale e dice: ma che mi volete far fallire? E di conseguenza l’editore eserciterà fuori dal suo ruolo – pensate ad una società per azioni, un’impresa come un’altra, che sta a Shangai e che è l’editore di un giornale italiano – un compito di vigilanza, di repressione, di censura per evitare di correre il rischio delle salatissime multe.
Concludendo, questo tutela meglio la privacy dei soggetti? No. Questo tutela meglio, molto meglio, i criminali. (Applausi dal Gruppo PD).
Questo uccide il diritto dei cittadini ad essere informati. Questo provvedimento uccide la libertà di informazione tutelata dalla Costituzione. Tutelata una sola volta, presidente Berlusconi, perché mentre la parola «impresa», in varie forme, appare almeno tre volte nella Costituzione, le parole «libertà personale» e «libertà d’informazione» esistono una sola volta perché chi si sente vincolato alla Costituzione lo sa che non c’è bisogno di ripetere ciò che è sacro! (Applausi dal Gruppo PD). È una commedia degli equivoci plautina la vostra, colleghi.
E allora, senatori del PdL, chi oggi vota la fiducia, vota la limitazione della libertà di informare e di essere informato, la limitazione dei mezzi a disposizione degli investigatori per accertare reati, per individuare i colpevoli, per punirli. E il presidente Gasparri ed il vice presidente Quagliariello la finiscano con la storia delle intercettazioni negli Stati Uniti: è una balla! (Applausi dal Gruppo PD).
Dall’inizio della crisi economica è aumentato del 26 per cento il numero delle intercettazioni disposte con una equiparazione dei mezzi di intercettazione a disposizione degli investigatori per accertare i reati finanziari, che risultano identici a quelli adoperati per tutelare la sicurezza nazionale e contrastare il crimine organizzato.
E i numeri che dà sono sballati per una ragione semplice: che viene data una sola autorizzazione per intercettare tutti gli imputati, una media di 113 per processo, e che l’autorizzazione a intercettare non ha limiti di durata e comprende tutte le possibili forme di intercettazione. Quindi cercatevi un altro paragone perché questo non funziona. (Applausi dal Gruppo PD).
La verità allora è davvero un’altra: voi avete colto l’occasione in un momento assai imbarazzante, diciamo così, per il Governo e per la maggioranza di nascondere agli italiani i pubblici misfatti, l’esercizio deviato dei pubblici poteri, l’uso privato e la dissipazione delle pubbliche risorse. Voi volete nascondere, voi vi nascondete. Voi non volete controllo (ma questo lo sapevamo già): il popolo che citate così spesso lo volete cieco e sordo, manipolabile. Voi vi servite del popolo quando vi serve per celebrarvi, ma lo volete bue. La privacy che dite di tutelare è la vostra, è l’ombra nella quale volete continuare…
PRESIDENTE. La invito a concludere, senatrice Finocchiaro.
FINOCCHIARO (PD). Ho finito, signor Presidente. Dicevo nella quale volete continuare a fare i vostri affari. Chi si accontenta nella maggioranza, chi fa finta di non saperlo, oggi non può non saperlo. Io che tremo – non come voi, che l’adoperate in maniera sguaiata e volgare – quando pronuncio la parola libertà, non in nome mio ma nome d’altri, vi dico che qui oggi il mio Gruppo, che mi ha dato mandato sulla base di un’assemblea che abbiamo celebrato, non parteciperà al voto di fiducia (Applausi dal Gruppo PD)e non parteciperemo perché noi vogliamo che risulti con ogni evidenza e con il rispetto sacro che abbiamo di quest’Aula e della legge il fatto che da qui comincia il massacro della libertà. (Vivi, prolungati applausi dal Gruppo PD e dei senatori Li Gotti e Giai. Molti senatori del Gruppo PD si alzano in piedi. Commenti dal Gruppo PdL).

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Un pensiero su “Il massacro della libertà: dichiarazione di voto di Anna Finocchiaro

  1. Belle parole ma poi e’uscita dall’aula con il resto del pd?
    Ps ma coi 25 voti contrari belle file del pdl sarebbero andati sotto e sarebbe caduto il governo?

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