Nel decreto “salvaliste” il senso civico dell’Italia di oggi


A ormai diversi mesi dallo scoppio del casino sulle irregolarità nella presentazione di alcune liste per le elezioni regionali, della successiva approvazione di un decreto ad hoc sostanzialmente inutile e inutilizzabile provo a mettere in ordine alcuni rapidi pensieri a seguito del casino scoppiato nel Paese e dei fatti convulsi delle giornate seguenti. Ed è chiaro che, al di la di tutti gli aspetti più contingenti, delle riflessioni su chi abbia ragione o torto e i proclami per girare la frittata a proprio piacimento, tutta questa storia racchiuda in se’ alcuni dei lati peggiori dell’attuale coscienza civica italiana.

In primo luogo il non rispettare una considerazione logica: le regole valgono per tutti. Li hanno chiamati “errori formali” da non confondere con i “contenuti sostanziali” ai quali i primi devono cedere il passo. Il problema è che la vita è un’accozzaglia interminabile di regole formali. Il termine per la scadenza di un concorso, l’orario di un esame all’università, il termine per pagare le tasse o le multe, il pargheggiare dentro le righe bianche….il bollo da mettere in fondo alle liste elettorali. Sono tutte regole certo formali ma il cui mancato rispetto le trasforma in sostanziali. E per molte di queste non c’è possibilità di appello o di correzione.

In secondo luogo il mancato riconoscimento di queste regole destabilizza il quadro del vivere comune frutto di un patto sociale implicito. Perdonatemi il gioco di parole ma: se le regole non valgono per tutti allo stesso modo, quale è quella regola che fa in modo che una regola venga applicata a Tizio e non a Caio?

In terzo luogo, ma lo cito solamente, la costante presenza di una disinformazione faziosa, manovrata e capillare che ha creato un senso di “resa dei conti personale” calato su tutta la vicenda, abilmente alimentato per ribaltare la verità: le liste sono state respinte per il mancato rispetto di requisiti formali richiesti dalla legge, non di sicuro per colpi di testa di questo o quel giudice né tantomeno per uno studiato stratagemma della sinistra Italiana. Laddove vi era da constatare che problemi di logiche interne ai partiti di centro-destra impedivano di

Ma l’aspetto che trovo più preoccupante in tutta questa vicenda sta nel fatto che si ribadisce con forza (e oggi con forza di precedente, oserei dire) un elemento oramai strutturale dello stato di diritto italiano. La ricerca di una scappatoia, del “ma non in questo caso”,di una seconda via, di una nuova interpretazione che deroghi alla legge in modo da recuperare e sanare una o più posizione che sarebbero altrimenti illegali. Guardiamoci intorno: ne siamo pieni.  Ed è,a mio modo di vedere, la sciagura che in questi decenni sta facendo letteralmente a pezzi la coscienza civica italiana.

I capitali illegalmente depositati su conti esteri vengono fatti rientrare con uno scudo fiscale che non chiede più ragione del come e dove quei soldi siano stati guadagnati, i complessi immobiliari frutto di speculazioni e mancati controlli vengono legittimati grazie a deroghe, sanatorie e in certi casi posti sotto tutela speciale, la legislazione viene intrapresa ormai solo d’urgenza e spesso con l’ausilio di decreti “omnibus” e “mille proroghe”, gli interventi pubblici più rilevanti sono nella mani di “commissari ad acta” straordinari tanto quanto i poteri di cui dispongono e se si teme che un disegno di legge passerebbe la discussione parlamentare a fatica si sceglie di blindarlo con il trucchetto della fiducia.

E’ il ritratto di un’Italia furbetta che cerca sempre di vivere alla giornata, di aggirare le regole e regolamentare le eccezioni, e – soprattutto – che si rifiuta di pianificare seriamente il proprio futuro prendendo spunto dagli errori del passato.

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