L’eroismo dei piccoli gesti


Fabio Chiosi è un uomo di 35 anni di Napoli, quartiere di Chiaia. Da sempre appassionato di politica, prima MSI, poi AN, ora PdL, ha spesso ricoperto incarichi di partito a livello cittadino e dal 2001 è Presidente della 1a municipalità della città di Napoli, carica che sta coprendo anche per il mandato successivo. Non lo conosco ma probabilmente, nella sua vita politica, si sarà trovato ad affrontare situazioni varie alla stessa maniera di tanti altri come lui: litigate e contrapposizioni interne ed esterne al partito, militanza in lungo e in largo di ogni tipo e di sicuro avrà messo al primo posto l’attenzione al territorio cosa che lo avrà portato a confrontarsi con i cittadini e a controllare e denunciare tutto quello che apparentemente non va per il verso giusto. Una vita comune, normale, come quella di tanti altri.

La notte dell’6 dicembre 2009 un blitz notturno delle Forze dell’Ordine arrestava 53 persone a Napoli accusati di aver creato una vera e propria rete organizzata con l’obiettivo di una frode sistematica al fisco attraverso il riconoscimento di false invalidità con l’aiuto di medici, funzionari pubblici e membri delle forze dell’ordine conniventi. Il danno all’erario è stato quantificato in poco meno di un milione di euro ma alla lente degli inquirenti sta emergendo un quadro di frode molto più vasto, che affonderebbe le sue radici fin nella criminalità organizzata. Gran parte delle denunce e delle segnalazioni circostanziate sono arrivate agli inquirenti direttamente da Chiosi.

Da quel momento la sua vita è cambiata alla stessa maniera di tanti altri prima di lui. Minacce continue e ripetute a lui e alla sua famiglia, culminate in un sacchetto con dei proiettili appeso alla porta di casa e un volantino che diceva “sappiamo deve stanno tua sorella e suo figlio piccolo” e ancora “stai facendo arrabbiare persone che contano”. Minacce implacabili, quelle della Camorra, perchè dimostrano di non guardare in faccia a nulla se non al profitto immediato dei clan e al potere incontrastato sul territorio che rimane indifferente a destra, sinistra, civili o forze dell’ordine. Minacce vili perché ovviamente nessuno ci mette la faccia nel farle.  Minacce vigliacche perché sanno che Chiosi è un pesce piccolo, esposto e lontano dalla protezione mediatica che spesso è l’unica salvezza per tutti quelli nella sua situazione. Per questo ha scelto di esporsi e di rendere pubblica la sua vicenda. Perché, come la cronaca purtroppo ci insegna, sono l’ignoranza e il silenzio che condannano a morte tutti coloro che cercano, contro un sistema disumano – molto più diffuso di quanto spesso oggi si voglia far credere – che si ramifica dovunque, di combattere con i gesti più semplici di ogni giorno e spesso semplicemente facendo il proprio dovere.

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