Dopo l’Expo, l’Italia si merita un’Olimpiade?


Questione interessante poneva  Enrico Mentana qualche giorno fa in uno dei suoi interventi al radiogiornale di RDS. Senza venire tacciati, si intende, di essere “anti-italiani”: chi non vorrebbe vedere nel nostro paese un’edizione dell’avvenimento sportivo per eccellenza? Le speranza si sono infatti accese ufficialmente dopo la notizia che il CONI ha scelto Roma come citta’ candidata per l’Italia.
Ma, tralasciando le assurde megalomanie leghiste che avrebbero preferito Venezia alla Capitale (strano!), l’Italia se lo meriterebbe, o meglio, sarebbe in grado di raccogliere la sfida della preparazione di un simile evento alla luce delle inchieste, dei sospetti e delle rivelazioni legate alla realizzazione delle grandi infratrutture pubbliche e dei grandi eventi?
Alla base non ci sta un discorso di possibilita’ economica ma di etica!
Tra l’altro, dubbi legati alla gestione commissariale dei grandi eventi, agli appalti miliardari affidati a presunti consorzi di imprenditori “amici” sono troppo forti per sperare che questi fattori non abbiano una qualche ripercussione sulla scelta del CIO. Olimpiadi significa costruire infrastrutture sportive e di accoglienza. L’ultimo grande evento organizzato in Italia che ha necessitato di investimenti massicci (eccezion fatta per le peculiarita’ delle olimpiadi invernali di Torino) rimane il mondiale del ’90 e da allora tutte le manifestazioni sportive di grande rilevanza si sono svolte su impianti di portata cmq limitata (dal campionato di calcio, alle gare a Monza ecc.) Bisogna sicuramente rammentare in tal senso il salvataggio in extremis dei mondiali di nuoto dello scorso anno per i quali si e’ in gran parte dovuti ricorrere ad impianti diversi perche’ quelli nuovi non sono stati completati nei tempi previsti (e sui quali tra l’altro sono puntati gli occhi della magistratura). L’expo 2015n evento non sportivo ma per numeri paragonabile ad un’Olimpiade, e’ un altro banco di prova che sta fallendo come si desume dal continuo ridimensionamento dei progetti infrastrutturali in cantiere, del rinvio delle opere pubbliche viabilistiche collegate all’evento, dello stato di fermo in cui si trovano i lavori del sito espositivo.
Insomma sarebbe da stupidi credere che di questi trascorsi non verra’ tenuto conto nella valutazione della prossima sede olimpica e l’Italia, se davvero vuole giocare alla pari con le altre candidate e sperare in un successo deve rimboccarsi le maniche in 3 direzioni: fare piazza pulita del lati oscuri del passato in materia di appalti pubblici, adottare la trasparenza nella Pubblica amministrazione come metodo rifutando le scappatoie del ricorso alle commissarizzazioni, avere come fine ultimo dell’organizzazione di questi eventi la realizzazione di infrastrutture moderne e funzionali alle esigenze del territorio nel quale si inseriscono in un’ottica di lungo periodo. Per avere un esempio concreto basta pensare all’occasione persa per realizzare le linee 4,5,6 della metro di Milano.
Queste riflessioni al momento sono ferme, mentre laddove non interviene la magistratura ci pensa il protagonismo dei politici e dei responsabili a fare perdere credibilita’ ai comitati promotori (vedi il compenso di Scaglia e la litigata su palazzo Reale). Ma se non vengono avviate in fretta l’Italia non si meritera’ ancora di ospitare la sua seconda olimpiade.

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