I miti fasulli di un’Italia che offende la memoria


tratto da “Famiglia Cristiana” n° 8 del 21.02.2010

L’Italia si sta consumando tra povertà che aumenta, lavoro che manca, solidarietà che arranca. Il Paese è sfilacciato. Senza più maestri esemplari a indicare vie virtuose. Una burocrazia ottusa offende la memoria di Vittorio Bachelet, presidente di Azione cattolica, assassinato trent’anni fa dalle Brigate rosse. L’”eccesso di zelo” cancella il programma religioso “A sua immagine” perché in studio non può esserci il figlio Giovanni, parlamentare del Pd. Anche se non è in lista per le Regionali.

Tutti abbiamo in mente le sue parole ai funerali del padre: «Vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papà perché, senza nulla togliere alla giustizia che deve trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e non la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri».

Non basta lo sdegno di Sergio Zavoli per «l’indifendibile pretesa di scambiare per un atto politico il ricordo di un padre che fa parte della storia più dolorosa e memorabile dell’Italia». Né il tardivo intervento della Rai che ha ripristinato il programma per sabato 20 febbraio. È stato comunque un atto “assurdo”, che ha offeso i cattolici. Oltre che l’intelligenza. Si richiederebbe lo stesso zelo verso i “furbetti del quartierino”, i “soggetti attuatori”, gli “utilizzatori finali” che, moralmente, devastano il Paese, corrompendo le nuove generazioni. Non basta la “cultura del fare”. Occorre chiedersi: “Che cosa si fa, e per chi”? Il bene del Paese non è affare privato, dove si spartiscono soldi e appalti, come tra bande. Senza regole e controlli. Anzi, con mille deroghe e coperture all’impunità.

Oggi, con la brezza degli appetiti, prevalgono gli scaltri. La prudenza è una virtù sconveniente. L’Italia costruisce miti fasulli, destinati a rovinare in macerie. Il Paese si perde tra gossip, veleni e interessi privati.

C’è un’Italia che fa i conti, ogni giorno, coi pochi soldi per la spesa (e le si chiede di tirare ancora la cinghia), e un’altra Italia godereccia e spendacciona che fa scempio dei soldi pubblici, e irride ai poveri e alle vittime delle tragedie. La grandezza del Paese è nel passato. La vera “politica del fare” è stata quella delle centinaia di migliaia di case popolari. Quella che aveva messo il bene comune in cima alla lista della spesa. Oggi abbiamo più di due milioni di disoccupati. Per mantenere il lavoro, si è costretti a gesti estremi o a passare notti al freddo in cima agli stabilimenti.

Le fabbriche chiudono. Tante famiglie varcano la soglia della povertà. Solo il Papa sembra accorgersene. Negli ultimi mesi ha nominato ben tre volte la Fiat, auspicando che nei suoi stabilimenti tornino lavoro e lavoratori. La flessibilità è il nuovo idolo: sia per il lavoro che per la morale pubblica e politica.

Il Paese non si indigna più. Il silenzio pubblico della società civile su vicende che intrecciano soldi e sesso è segno d’una pericolosa deriva. Oggi Tangentopoli fa sorridere, perché i raccomandati li chiamano “consulenti”, e i corruttori “soggetti attuatori”.

Nella società della competizione c’è spazio solo per gli esorcismi: contro immigrati, barboni, famiglie con figli, precari… A volte l’esorcismo si fa col “bastone”, per pestare i marginali e gli ultimi. Altre volte, con la violenza delle parole. Come nei dibattiti televisivi. O nei veleni che schizzano tra giornali e giornalisti, tra un potere e l’altro dello Stato. Chi cerca di dare la scossa, al più è compatito. La platea dei cittadini assiste inerte. È indifferente. Non sa più cosa sperare. Intanto, guardando al futuro, stacca un biglietto del “gratta e vinci”.

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