Torniamo al Nucleare (ma non nella mia Regione…)


La cosa è talmente grossolana che è balzata all’occhio pure dei commentatori politici francesi (Vedi “Internazionale” di questa settimana). Da qualche mese ormai l’Italia è entusiasticamente tornata verso la produzione di energia nucleare per risolvere i suoi problemi di approvigionamento energetico.

Scrivo “entusiasticamente” senza ironia perché, all’indomani dell’approvazione del c.d. Ddl “sviluppo”, tutta la compagine di maggioranza del Paese si mostrava compatta e risoluta  ad appoggiare la riapertura di una decina di siti di produzione di energia nucleare in Italia e a liquidare le critiche delle opposizioni (dalle scorie ai costi dell’operazione, dalle difficolà scientifiche all’opportunità di acquistare tecnologie completamente straniere) come contrarie allo sviluppo, anti-italiane ecc. ecc.

Talmente risoluta e compatta da decidere che i futuri siti di realizzazione sarebbero stati messi nel novero delle aree di interesse strategico nazionale, luoghi semi-segreti, off limits a tutti e sotto il controllo armato dell’esercito, per prevenire le future contestazioni delle popolazioni.

Tuttavia questa risoluzione e compattezza deve fare i conti con il dato statistico che vuole solo il 53% degli italiani favorevole al ritorno dell’energia nucleare, dato che scende enormemente riguardo al “dove” realizzare le nuove centrali. E ad un mese dalle elezioni regionali i numeri contano eccome!

Contano così tanto che il ritorno al nucleare  – non ne ho la certezza matematica ma ci scommetto una mano –  è scomparso dai programmi di tutti i candidati del PdL e della Lega, gli stessi promotori e sostenitori dell’iniziativa. E giusto per evitare future confusioni, alcuni di questi hanno già messo le cose in chiaro: ” il nucleare è una scelta fondamentale, ma non nella mia Regione perché ha già dato tanto al nostro Paese nel campo energetico per cui non intende dare ulteriori disponibilità”.

Queste sono le parole, praticamente identiche, di Roberto Formigoni, Luca Zaia, Renata Polverini e Rocco Palese che mettono in campo una insolita versione del federalismo di cui Ponzio Pilato sarebbe orgoglioso. Mi fa venire in mente un tormentone savoneggiante di una delle prime annate di Colorado Café che calzerebbe a pennello (e che per decenza non riporto).

E’ il modus operandi del centrodestra italiano. Si spara sempre grosso, tanto basta il titolone sui giornali, lasciando però le serie implicazioni delle proprie scelte ad altri, un giorno o l’altro, tanto noi incassiamo per ora. Così anche per il nucleare: le centrali si realizzeranno tra 20 anni almeno, con altri governi, altri Presidenti Regionali, (forse) altri partiti. Quindi ora chi se ne frega delle conseguenze di queste scelte: ci penseranno altri! Però con il nucleare si tocca un tasto che divide ancora matematicamente tutti gli italiani e che quindi non porta risultati utili in termini elettorali quindi molto meglio escluderlo dai programmi elettorali e annebbiare la mente degli elettori, almeno per un po’.

Una lampante prova di coerenza, amore per il Paese e lungimiranza di governo. Peccato che gli elettori “verranno fatti pensare” ad altro.

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