Bambocci, bamboccioni e capoccioni…


I giovani sono un’entità di cui tutti – soprattutto i politici – sentono il bisogno di parlare ma a cui ben pochi hanno realmente qualcosa qualcosa da dire. A seconda della convenienza e degli interessi, la categoria dei giovani passa da essere un’importante risorsa per il futuro a una classe di parassiti viziati e oziosi.

La sparata del Ministro Brunetta di qualche giorno fa era sicuramente una battuta, certo, come ha avuto modo di ribadirlo nel corso della puntata di Matrix del 20 gennaio 2010. Ma al mio orecchio aveva tutto il sapore della serietà e denotava l’assoluto distacco che il Ministro ha con il reale stato delle cose nel nostro Paese e la strafottenza di volersi sempre porre un gradino sopra i “comuni cittadini”.

È troppo semplice ora dimostrare come la realtà sia ben poco scontata e ovvia rispetto a quanto pronunciato dal ministro. Sono consapevole che esiste un folto gruppo di ragazzi e ragazze cresciuti con la “pappa pronta” ma odio ogni tipo di generalizzazione soprattutto quando sparata sui giornali.

Sarebbe troppo facile ora descrivere come è la condizione di quell’ampia fascia di popolazione tra i 20 e i 30 anni che guarda, non sempre con pessimismo, ma con una genuina ansia alle proprie prospettive lavorative in un’Italia che sconta ancora le colpe di decenni di debito pubblico accumulato, scala mobile e baby pensioni d’oro.  Sarebbe troppo semplice parlare dei sacrifici indiretti che i giovani devono sopportare in termini di riforme scolastiche confuse e contraddittorie, di sistema universitario abbandonato alla sussistenza e senza interazione con le imprese, di mercato del lavoro che non copre, ne tutela i primi, più delicati anni di approccio ad un’attività, di scelte politiche che non fermano la delocalizzazione produttiva fuori dall’Italia ma che gravano le tasse sul lavoro dipendente e sgravano invece le rendite comprese quelle illegalmente prodotte e depositate all’estero. Senza contare le promesse sulle famiglie numerose, monoreddito, quoziente familiare e altro: solo un indistinto bonus bebè del quale hanno beneficiato anche le famiglie Totti e Agnelli.

Quando si parla di “Bamboccioni” è bene tenere presente tutto il quadro completo!

Approfitto invece di ragionare attraverso alcune notizie che sono arrivate in questi giorni, notizie apparentemente fuori argomento, ma che mostrano come sia semplice tralasciare la famosa trave per la pagliuzza e parlare a vanvera soprattutto se si ricoprono cariche di prestigio e soprattutto se si parla di giovani.

Certo, non tutti hanno la fortuna di Renzo Bossi che le voci di corridoio danno in ottima posizione per venir inserito nel listino di Roberto Formigoni nelle prossime elezioni regionali. Il “listino” è sostanzialmente una lista di nomi collegata a quella del Candidato Presidente e che vengono automaticamente nominati al superamento di una certa quota percentuale: quindi un’elezione assicurata. Meriti? Uno su tutti: la discendenza diretta dal padre Umberto che, dopo aver incassato decenni di voti e consensi contro il sistema nepotista e centralista di Roma Ladrona ora tappezza il nord Italia di propri fedelissimi nei punti strategici economico/pubblici (succhiando avidamente proprio da quella ladrona: cioè dalle tasche degli Italiani) e, per non farsi mancare nulla, garantisce lavoro e pensione ai propri discendenti (cosa a cui per altro è abituato già da parecchio tempo). Renzo gode già a 21 anni di un prestigioso posto come consigliere di amministrazione dell’Osservatorio sulle Fiere Lombarde, posto anche in questo caso, cooptato e strapagato. In Francia abbiamo visto qualche mese fa che le cose vanno molto diversamente!

Tornando al nostro Ministro è notizia di pochi giorni fa che il suo Partito lo ha indicato come candidato sindaco a Venezia. Ovviamente si è parato preventivamente dalle critiche perché “I veneziani hanno tutto il vantaggio di avere un sindaco che fa anche il ministro”. Dimenticate le battaglie contro il doppio lavoro e le consulenze dei dipendenti del Pubblico Impiego, Brunetta si prepara a lavorare part-time come sindaco, compito che solitamente richiede un’attivissima presenza personale sul territorio, soprattutto se è vero il tremendo stato di degrado in cui perversa la sua città.

L’ultima notizia, passata leggermente sotto tono, riporta che mentre il ministro si occupava di monitorare la vita dei giovani italiani, la GdF scopriva 400 falsi malati di mente che prendevano pensione di invalidità… ora, se l’efficienza – tanto sbandierata – si ottiene anche con una migliore ripartizione del lavoro (ciascuno fa il suo senza doppioni) e il ministero di Brunetta è quello che sovraintende all’amministrazione pubblica, INPS compresa, mi domando se forse il nostro Ministro non dovesse occuparsi di quei dirigenti che hanno concesso proprio quelle pensioni di invalidità invece che fare trattati di psicologia della crescita…

Ecco…credo che il controsenso che emerge da queste notizie, diverse tra loro, sia la cosa più indegna, seppur indiretta, di questa ennesima sparata Brunettiana.

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