Un pizzico di buonsenso (e di silenzio…)


Chi era Bettino Craxi?

Era un statista che ha regalato all’Italia un florido periodo di ricchezza e stabilità oppure un politico sconsiderato che ha affermato l’economia italiana al costo di un debito pubblico spaventoso che ancora oggi sopportiamo?

Era un brillante diplomatico che ha saputo rendere l’Italia un importante attore sulla scena internazionale oppure uno spavaldo che perseguiva il successo personale attraverso discutibili doppiogiochismi in politica estera?

Era un eroe che ha avuto il coraggio di  denunciare il marcio di un sistema oppure un criminale che quel marcio muoveva e da cui traeva ricchezza più di chiunque altro?

Era la possibilità di riscatto della classe politica italiana o un collezionista di tangenti? Era una vittima o era l’artefice? In fuga o in esilio?

A dieci anni dalla morte ad Hammamet ha  ovviamente suscitato polemiche la proposta del sindaco di Milano Letizia Moratti di dedicare un luogo pubblico di Milano a Bettino Craxi. C’era da aspettarselo.

Chi era Bettino Craxi?

Non lo so, dei miei 8 anni mi ricordo solo qualche immagine sporadica, figuriamoci dei TG dell’epoca, e pertanto quello che conosco di quel periodo lo so dal racconto di qualcun altro e quindi inevitabilmente mediato.

Certo mi sono fatto un’idea, anche abbastanza precisa,  – ma non è di questo che voglio parlare – che deriva dalla logica, prima che dall’ideologia, e da una certa considerazione del principio di legalità per cui dire, come sostengono in molti, che una persona ha avuto il coraggio di ammettere un comportamento illecito praticato ampiamente da tutti non risparmia nessuno dal fatto che quel comportamento era illecito e quindi vietato. Un po’ come coloro (spesso le stesse persone) che oggi, riferendosi ad altri fatti considerano l’assoluzione e la proscrizione come sinonimi.

Credo che 10 anni sono nulla per poter fare una piena chiarezza su di un uomo la cui vita è  indissolubilmente legata (e compromessa) con una delle pagine più controverse della politica italiana. Neanche il tempo di riprendersi dalla stagione delle stragi e dei terrorismi che la quasi totalità del sistema politico di allora viene spazzata via a suon di arresti, denunce, incriminazioni per danni contro il patrimonio pubblico, falso in bilancio e appropriazione indebita.

Che 10 anni, 19 dall’arresto di Mario Chiesa, siano pochi lo dice prima di ogni altra cosa l’anagrafe. Troppi protagonisti di quegli anni ancora in vita, molti dei quali ancora sulle scene politiche, troppe situazioni personali lasciate in sospeso (carriere stroncate dai giudizi, reti di potere spazzate via, denunce reciproche, accuse incrociate di tradimenti ecc..). Questo è il motivo fondamentale del perché qualsiasi discorso legato a Craxi non può che portare con se sterile polemica. Le forze che si stanno contendendo questa battaglia, simbolicamente riassunta in una via da intitolare, hanno vissuto sulla propria pelle le contraddizioni di quegli anni, sicuramente una svolta radicale della storia italiana, e le loro conseguenze, ancora ben lungi dall’essere comprese globalmente.

Non  dovrebbe stare a quelle forze quindi il privilegio oggi di dare un senso compiuto a quel periodo, anche attraverso un gesto relativamente piccolo come l’intitolazione di una via. Si obietterà che esistono già strade e piazze intitolate all’ex segretario PSI, certo! Ma a Milano, in questi giorni di anniversario, una scelta simile equivarrebbe solo ad una provocazione inutile.

La Storia sarà l’unica chiave di lettura efficace: svariate figure del passato, alla lente della storia sono state ridimensionate, rivalutate, riscoperte, smontate ( JFK e Nixon ad esempio). Personalmente credo che si debba intitolare un qualsiasi spazio pubblico solo a personaggi scomparsi da (esagero!) almeno 100 anni o giù di lì salvo qualche caso rarissimo e particolare di assoluto merito e virtù. Ma l’assoluto non è una categoria che appartiene alla politica, a maggior ragione da mani pulite in poi.

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