Pensieri d’altri tempi…


Rientrato da poco in casa, passo una carrellata di articoli, dichiarazioni, immagini e pagine riguardanti quello che è successo nel tardo pomeriggio di oggi ed è per me difficilissimo in questi momenti riuscire a trovare delle parole giuste. Ci provo senza l’ambizione di riuscirci, lasciando le mani abbastanza libere di scorrazzare sulla tastiera.

E’ difficile perché serve sempre equidistanza e mi rendo conto di quanto sia difficile trovarla.

Da una parte infatti ci deve essere il netto e totale rifiuto di ogni atto di violenza fisica. Non appartiene alla dialettica democratica né dovrebbe mai essere contemplato, nemmeno come eventuale.

Dall’altra parte però non riesco a sopportare come l’interpretazione dei fatti e le reazioni, come spesso avviene in Italia, stiano prendendo una piega a dir poco ridicola. Emilio Fede ad esempio ha dichiarato, dopo la visita in ospedale a Berlusconi, «Faccio questo mestiere da cinquant’anni ma una cosa del genere, con un capo del governo fatto oggetto di un’aggressione non l’avevo mai vista»: parole un po’ esagerate dette da uno che a 17 anni ha visto l’attentato a Togliatti e a 47 il sequestro e l’omicidio di Moro. E sono pronto a scommettere una mano che nei prossimi giorni la statuetta a forma di Duomo raggiunga agevolmente le dimensioni di un’incudine da fabbro nei vari commenti che ci saranno.

Le parole di Di Pietro sono forse inopportune ma veicolano un concetto molto vero; che TUTTI sanno essere vero.

Basta ascoltare attentamente il video qui sotto ( l’ultimo minuto e mezzo basta e avanza) per capire come le accuse di fomentare l’odio politico possano essere facilmente rispedite al mittente. Parole  – tra l’altro – in piena contraddizione con il loro significato, pronunciate pochi minuti prima di un gesto definito da quacuno “terrorista” (Bossi) mentre qualcun altro invocava già misure restrittive per le manifestazioni pubbliche (Gelmini – per una persona che dovrebbe occuparsi di programmi scolastici e di giovani scolari trovo che sia preferibile evitare di perdersi in commenti simili).

Cerco di cacciare dalla mente lo spettro di ogni polemica che ci dovremo sicuramente sorbire nelle prossime settimane e la mente va continuamente ad un episodio che mi è accaduto 2 giorni fa, quando, al termine di una riunione, mi sono fermato a chiacchierare un po’ con un signore conosciuto la sera stessa: un democristiano che era stato per più mandati sindaco di un paese vicino diversi anni fa.

Mi ha raccontato attraverso aneddoti vari il rapporto di cordiale scontro che c’era con i rappresentanti locali del Partito Comunista, gente che si conosceva da una vita, con alcuni ci si lavorava in fabbrica assieme, con altri si andava a bere, negli scontri politici ci si mandava a quel paese senza troppi problemi, altre volte invece gli uni chiedevano aiuto agli altri e viceversa e comunque una spaghettata a turno la si offriva periodicamente all’altro. Sul piano umano nascevano amicizie, di quelle vere, forti, che rimangono attraverso gli anni. Vinto e vincitore, poco importava.

Sono scene di un’Italia che non c’è più. Di cui tanto si parla facendo ora ironia, ora nostalgia. Riportano alla mente Peppone e Don Camillo. Sembrano episodi talmente semplici, quasi fiabeschi, che a scriverli qui mi sembrano falsi. Tempi nei quali si lavorava separati l’un l’altro dalle idee ma cementati da valori comuni primo fra tutti la certezza che l’Istituzione di cui si fa parte (di qualunque livello) è innanzitutto servizio al Popolo e alla Nazione.

Non scrivo queste cose con la strafottenza di chi vuole saperla un po’ più lunga degli altri, ma con la consapevolezza che si tratta di scene che la mia generazione non ha mai visto nello scenario politico italiano, la consapevolezza di essere in un mondo che ha fatto del protagonismo politico un Credo e della fedeltà al capo l’unica strada di accesso a certe posizioni, la consapevolezza che se si vuole cambiare qualcosa la strada è come la parete nord dell’Eiger e con la constatazione che da oggi sarà un po’ ancora più difficile.

E come sempre succede con le situazioni più complesse, basterebbe davvero poco. Un piccoissimo passo indietro, la parola “scusa” detta qualche volta, rinunciare ad una o due frasi, non partire dal presupposto che l’altro sia un coglione…da una parte e dall’altra.

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