L’arroganza non basta a cancellare tutti i problemi


Arroganti, semplicemente arroganti sono le parole usate dal sindaco di Como Stefano Bruni in apertura della trasmissione “30 denari” di martedì scorso. Mezzora di monologo senza contraddittorio che il Sindaco ha voluto utilizzare come propria autodifesa in merito alla ormai nota questione del muro.

L a linea del sindaco è stata in breve la seguente:

1 – Vi sono stati degli errori in fase di realizzazione – come se cannare di quasi 2 metri sia normale per un’azienda leader nel settore o per un ufficio tecnico che ha fatto delle grandi opere più che un pallino personale

2 – Tali errori hanno portato a delle modifiche indesiderate rispetto al progetto originario – ma non stiamo qui a dare alcun tipo di responsabilità, un semplice refuso che merita di essere perdonato seduta stante, che volete?  si pretende addirittura che il Sindaco sia responsabile di una cosa che tocca la sua città la sua città così all’interno? (ricordiamo tra le tante cose che c’è una lettera di Multi circa il destino dell’area della Ticosa secretata fino a Novembre)

3 – Ora si procederà a sistemare queste modifiche ritornando alla linea tracciata dal progetto originario – ma nessuna specificazione su modalità, date, periodi, costi soprattutto e ancora responsabilità.  Al TG2 dichiarò che si trattava di uno dei tanti test che i progettisti fanno realizzare in corso d’opera per verifiche tecniche e di stabilità.

4 – Tali errori non intaccano la bonarietà del progetto iniziale – che anzi rimane favoloso, e benvoluto dai cittadini che avevano in tal senso dimostrato la loro piena fiducia con un vero e proprio plebiscito.

5 – I cittadini hanno manifestato sull’onda del sensazionalismo portata avanti dai media – alla fine è stata solo colpa di un pensionato troppo zelante che, non avendo altro da fare, ha pensato bene di andare a vedere i lavori delle paratie e, capendo poco di progetti, ha dato il via ad una serie di equivoci inarrestabile.

6 – Una volta che il progetto sarà completato i cittadini capiranno che erano stati troppo frettolosi a scendere in piazza – poco importa che il progetto che i comaschi vedranno ora sarà completamente diverso da quello che si stava (sta) realizzando, che a sua volta risulta completamente diverso da quello presentato nel 2003 alla stampa.

Sostanzialmente una lavata di mani collettiva da ogni responsabilità per cui la colpa, delle manifestazioni e dell’indignazione, non della realizzazione del muro, ricade tutto su di una cattiva comunicazione riguardo alle fasi di realizzazione del progetto, abilmente manovrati da qualche esagitato, singolo, movimento o partito, che ha sfruttato l’occasione presentatasi. Inoltre si da indirettamente degli idioti a tutti i cittadini di Como i quali, da bravi boccaloni, si sono dati da fare per una protesta che non ha motivo di esistere.

Ora poi sono intervenute le dimissioni di Caradonna, rifiutate prima, accettate parzialmente dopo con la rimozione di tutte le deleghe, ma non del ruolo di vicesindaco (che stasera in consiglio Comunale svolgeva regolarmente). Inoltre le raccomandazioni circa l’aiuto finanziario della Regione in aggiunta ai soldi della legge Valtellina già stanziati (15 mln + 2 di cui non si parla mai!).

Credo, invece, che sia proprio questo il momento in cui la voce dei cittadini deve farsi sentire: non bastano le voci di dimissioni di un assessore, non basterebbero nemmeno quelle del sindaco soprattutto se queste divenissero la scappatoia più rapida per lasciare la patata bollente al suo futuro successore e smarcarsi silenziosamente da questa faccenda. Servono ai cittadini chiarezza e sicurezza.

Innanzitutto parole chiare sugli aspetti economici, i costi dell’abbattimento del muro e quelli della necessaria riconversione dell’opera (non saremmo così stupidi da credere che basta tirare giù il muro per avere le paratie belle e pronte)…al momento si oscilla tra i 10 mln di euro della ricostruzione de L’ordine e la somma “inferiore al milione” assicurata dal sindaco nel corso della stessa trasmissione di cui sopra.

In secondo luogo chiarire gli aspetti legali: ricordiamoci infatti che, per quanto l’entusiasmo popolare queste cose raramente considera, la Sacaim, azienda leader nel suo campo, ha vinto un appalto da 15 mln di euro e non è credibile che rinunci a questo appalto senza pretendere una qualche forma di soddisfazione degli investimenti già fatti e del futuro mancato guadagno. Che la vicenda si chiuda tramite un accordo con lo stesso Comune oppure con un contenzioso legale (lunghissimo) teniamo ben presente che il Comune dovà sborsare un po’ di soldini ancora. Mi piacerebbe anche sapere perché ora si assiste ad un ritorno ad aspetti tecnici già d tempo esclusi dai progettisti con la scusa che “è per risparmiare”: paratie non automatiche ma manuali, misure limate qua e là. Forse che 15 mln di investimento non bastavano?

In terzo luogo gli aspetti progettuali. Prima le domande classiche e sulla bocca di tutti: se si abbatte, se si abbassa, come e dove? E poi anche quelle meno immediate: la variazione al muro modificherà il progetto negli altri 2 lotti da piazza Cavour a S. Agostino? Se si come? Se no, come si raccorderanno i progetti? Il tutto con che tempi? Ci saranno nuovi appalti? Si rinnova la fiducia agli stessi progettisti?

Como è ad un bivio. Scegliere se realmente fare di questa vicenda una rivendicazione bipartisan ad avere Migliori amministratori, tecnici, politici per il proprio futuro, pretendere che il futuro stesso di Como sia migliore e privo di nuove Trevitex o Ticose, pretendere che i proclami non si giochino sulle tasse solo di una città che già sta pagando parecchio le scelte politiche della regione e i benefici  attribuiti con modalità discutibili alle province vicine.

Oppure continuare ad essere una città in balia della propria leadership, delle decisioni prese altrove e della sua saltuaria indignazione civica che va e che viene con la medesima velocità , per poi sprofondare nel dimenticatoio….almeno fino al prossimo muro.

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