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Archivio per la categoria ‘Lombardia’

Nella maniera peggiore

22 marzo 2012 1 commento

Se della vicenda di cui si sta per scrivere si sentirà parlare relativamente poco, è solo perchè al mondo esistono ancora veri grandi uomini, capaci cioè di mettere da parte il proprio orgoglio segnato da offese ingiustamente subite in nome di valori ben più grandi.

Ieri, 21 marzo, si celebrava la “giornata nazionale della memoria e dell’impegno per le vittime delle mafie“. Una giornata, fortemente voluta dall’associazione Libera, nella quale tutta l’Italia si vuole idealmente stringere attorno ai parenti delle vittime delle mafie e della criminalità organizzata, per dirgli che non sono soli e che il loro dolore non è stato invano.Dopo la grande manifestazione nazionale di sabato 17 a Genova, tante iniziative si sono svolte in tutta Italia. Anche il consiglio Regionale della Lombardia ha commemorato la ricorrenza (istituita con legge Regionale l’anno passato) organizzando una mattinata in onore della memoria di Giorgio Ambrosoli, l’avvocato milanese incaricato di seguire la liquidazione della Banca Privata Italiana, fatto assassinare da Michele Sindona l’11 luglio 1979.

Ieri mattina, presso l’auditorium della sede della Regione erano presenti oltre 300 studenti di tutta la Lombardia per assistere alla proiezione del film “Un eroe borghese” e ascoltare la testimonianza di Francesca e Umberto Ambrosoli, figli di Giorgio. Anzi, Umberto no, solo la sorella Francesca. Umberto non è il benvenuto alla commemorazione voluta dal Presidente della Regione. Con un cambiamento inaspettato negli ultimi giorni, è stato estromesso dal programma ufficiale.

Perchè?

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Come volevasi dimostrare

16 febbraio 2012 Lascia un commento

Per una pagina tra le più ridicole della recente politica italiana arriva finalmente la parola “fine”.

Tanto era stato il clamore con cui si era provveduto ad inaugurare le “sedi dei ministeri al nord”: tre stanze della Villa Reale di Monza con scrivanie (vuote), telefoni (staccati), pc (inutilizzati) e una bella targa di ottone all’esterno. I faccioni sorridenti di Calderoli e Maroni, i toni trionfanti di Bossi, la presenza da imbucata della Brambilla.

Poi il primo ostacolo:  il tribunale di Roma annulla i decreti di istituzione delle sedi ministeriali per mancato coinvolgimento dei sindacati nel processo decisionale. In effetti se sposti una sede devi pensare ai dipendenti che si troverebbero a cambiare luogo di lavoro. Probabilmente non ci avevano manco pensato, presi come erano dall’imbastire l’evento di propaganda e facciata posticcia dei nuovi uffici. I tribunale annulla, il governo Berlusconi impugna il provvedimento e ricorre in appello.

Ieri il Governo , stando a quanto riportato a Ballarò dal conduttore Floris, la presidenza del Consiglio ha comunicato “che ha rinunciato ad opporsi alla decisione del tribunale di Roma”. La conferma è arrivata da una comunicazione del ministro Giarda alla Camera. Il governo, semplicemente, ha accettato la sentenza del tribunale e dunque non vi sono motivi per insistere in un appello. Inoltre, ha tenuto a precisare il ministro, “nessuna unità di ruolo di comando o comandata ha mai preso servizio presso le sedi distaccate dei dicasteri” almeno sin “dal momento dell’insediamento del governo Monti”. In quelle sedi non ci ha mai messo piede nessuno.

Ad uno stizzito Calderoli la replica infuriata della Lega, che insiste sulla “perdita della rappresentanza del Nord”. Ridicola come l’intera vicenda dei ministeri al nord, buona per il pratone di Pontida ma assurda per il resto d’Italia. Grazie Presidente: una figuraccia in meno di cui preoccuparsi.

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La sconfitta della “suggestione”

10 febbraio 2012 Lascia un commento

Dario Campione, dalle colonne del Corriere, parlava di una “suggestiva idea” la possibilità di creare un cantone italo/svizzero immaginando la possibilità che le provincie di confine aderiscano alla confederazione elvetica. E’ una fantasiosa ipotesi saltuariamente rilanciata da questo o quel politico locale, generalmente leghista o che necessita di un po’ di visibilità momentanea. Sarebbe davvero una possibilità di riscatto per il nostro territorio? Questa la mia riflessione. Continua a leggere…

La necessità di un messaggio chiaro

20 ottobre 2011 Lascia un commento

Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, avvertito l’odore della imminente guerra di successione a Berlusconi, si è gettato in aperta campagna elettorale vestendo, da qualche settimana a questa parte, i panni dell’eroe federalista che combatte contro il centralismo cattivo e arraffone della politica nella Capitale: in palio c’è la speranza (o l’illusione) di accaparrarsi parte del deluso elettorato leghista.

Peccato che tra il dire e il fare passa tutta la differenza del mondo! Ecco dunque che, mentre da una parte si continua a piangere miseria sui tagli dell’ultima finanziaria con toni catastrofici (“Nel prossimo bilancio la Lombardia rischia di non riuscire a coprire nemmeno le spese obbligatorie” profetizza l’assessore Colozzi) e ad avvertire che a farne le spese saranno ovviamente il welfare e il trasporto pubblico locale, dall’altra parte si continua a rinviare i tanto a lungo promessi tagli alla spesa pubblica. Anzi! Nonostante la fase di profonda crisi non si rinuncia ad aumentare di ben 1 milione e 182mila euro il budget di spesa per quest’anno, che passa da 70.050.740 a 71.232.740 euro. Continua a leggere…

Tangenziale di Como? (a questo punto) No, grazie!

12 ottobre 2011 Lascia un commento

Il progetto originario (quello piu’ avveniristico e probabilmente anche piu’ costoso) della c.d. Tangenziale di Como mi piaceva. Un lungo tunnel che dalla zona del carcere del Bassone si sarebbe spinto sino ad Albese passando sotto la Valbasca e scongiurando le ipotesi precedenti che ipotizzavano un tracciato interamente alla luce del sole. Un progetto coraggioso ma utile, che avrebbe veicolato il traffico sull’asse Varese – Como – Lecco lontano dalla congestionatissima area di Camerlata: valeva la pena tentare.

Poi è cominciato il caos. Un caos fatto di confusione nei progetti di Regione Lombardia con progetti infrastrutturali simili (Va-Co-Lc, Autostrada Pedemontana, Tangenziali di Varese e Como) che si accavallano tra di loro, senza raccordo. Il problema è che questi progetti si cominciano a sviluppare: si fanno le prime gare, le progettazioni, i primi soldi vengono stanziati, si comincia a recintare i cantieri e, purtroppo, anche a spedire lettere di esproprio a cittadini ignari, proprietari di appezzamenti che potrebbero essere potenzialmente interessati da un’opera che non si sa ancora quando e se vedrà la luce. Continua a leggere…

Quel Governatore tenero e ingenuo.

30 gennaio 2011 Lascia un commento

Che si abbia o meno il coraggio di ammetterlo, il polverone che appesta la politica italiana di questi mesi crea non pochi imbarazzi in alcuni ambienti degli schieramenti partitici che si trovano costretti a dire colossali scemenze nel tentativo di salvare almeno un po’ la faccia.

É quello che è successo al Presidente del Consiglio Regionale Lombardo, Roberto Formigoni, che, una settimana fa, è intervenuto in diretta al Tg3 delle 19.00 intervistato dal conduttore Giuliano Giubilei.

Alle domande del conduttore, ovviamente incentrate sulle ripercussioni politiche del caso Ruby/Minetti, seguivano evasive risposte sull’operato del Governo e dei suoi indubbi meriti.

Ma di fronte alla domanda circa il misterioso inserimento dell’Igenista Dentale del Premier nel listino “blindato” collegato al Presidente della Regione, Formigoni ha risposto:

Io non la conoscevo (Nicole Minetti n.d.r.), ma quando il presidente del partito indica un nome spiegando che è una giovane laureata, a pieni voti, e che fa un lavoro importante e specializzato, non credo si debbano sollevare obiezioni

Una risposta sorprendente soprattutto se condita con il perenne sorriso languido a cui il “celeste” presidente ci ha abituato. La frase (al di là di scontate battute sulle “alte specializzazioni” di una showgirl delle reti mediaset) ad un’attenta lettura, lascia allibiti.

In primo luogo Formigoni ammette la propria stupidità e sudditanza: la fedeltà assoluta e cieca che deve essere prestata alle scelte (anche quelle ingiuste, irrazionali e “ormoniche”) del premier, travalica tutti i limiti, l’amor proprio da una parte (l’ha detto il capo, io devo scodinzolare), il rispetto dell’Istituzione e dei cittadini dall’altra (metto nelle mie liste le persone che so che svolgeranno al meglio il proprio ruolo nell’interesse della Regione).

In secondo luogo, a fronte di una situazione insostenibile per quanto riguarda la credibilità del Consiglio Regionale (che annovera nei i suoi scranni anche il “Trota”), prevale su tutto e tutti l’ordine primario di difendere le scelte di cui sopra. E quando si è a corto di materiale utile a deviare l’attenzione pubblica, ci si avventura nelle scuse piu’ stupide e ingenue che si possono trovare (mi hanno detto che era brava e io l’ho piazzata li senza altre domande).

In terzo luogo questo episodio, come se ce ne fosse stato bisogno,è l’ennesima ripova delle modalità di scelta delle cariche politiche femminili all’interno del PdL, se davvero il Presidente del Consiglio abbia giustificato l’inserimento della Minetti in lista con la limpidezza dei suoi titoli accademici.

Ed è parecchio offensiva, certo. Nei confronti di tutte le neolaureate, a pieni voti, con altissime specializzazioni che fanno la fila per un concorso pubblico, che sognano almeno un contratto a progetto, che sono disposte a vendere i propri sogni personali e accademici pur di trovare un lavoro ma che, sfiga vuole, non possono contare sull’amicizia di un premier e sulla tenera ingenuità di un amico candidato alla presidenza della Regione Lombardia.

Torniamo al Nucleare (ma non nella mia Regione…)

28 febbraio 2010 Lascia un commento

La cosa è talmente grossolana che è balzata all’occhio pure dei commentatori politici francesi (Vedi “Internazionale” di questa settimana). Da qualche mese ormai l’Italia è entusiasticamente tornata verso la produzione di energia nucleare per risolvere i suoi problemi di approvigionamento energetico.

Scrivo “entusiasticamente” senza ironia perché, all’indomani dell’approvazione del c.d. Ddl “sviluppo”, tutta la compagine di maggioranza del Paese si mostrava compatta e risoluta  ad appoggiare la riapertura di una decina di siti di produzione di energia nucleare in Italia e a liquidare le critiche delle opposizioni (dalle scorie ai costi dell’operazione, dalle difficolà scientifiche all’opportunità di acquistare tecnologie completamente straniere) come contrarie allo sviluppo, anti-italiane ecc. ecc.

Talmente risoluta e compatta da decidere che i futuri siti di realizzazione sarebbero stati messi nel novero delle aree di interesse strategico nazionale, luoghi semi-segreti, off limits a tutti e sotto il controllo armato dell’esercito, per prevenire le future contestazioni delle popolazioni.

Tuttavia questa risoluzione e compattezza deve fare i conti con il dato statistico che vuole solo il 53% degli italiani favorevole al ritorno dell’energia nucleare, dato che scende enormemente riguardo al “dove” realizzare le nuove centrali. E ad un mese dalle elezioni regionali i numeri contano eccome!

Contano così tanto che il ritorno al nucleare  - non ne ho la certezza matematica ma ci scommetto una mano –  è scomparso dai programmi di tutti i candidati del PdL e della Lega, gli stessi promotori e sostenitori dell’iniziativa. E giusto per evitare future confusioni, alcuni di questi hanno già messo le cose in chiaro: ” il nucleare è una scelta fondamentale, ma non nella mia Regione perché ha già dato tanto al nostro Paese nel campo energetico per cui non intende dare ulteriori disponibilità”.

Queste sono le parole, praticamente identiche, di Roberto Formigoni, Luca Zaia, Renata Polverini e Rocco Palese che mettono in campo una insolita versione del federalismo di cui Ponzio Pilato sarebbe orgoglioso. Mi fa venire in mente un tormentone savoneggiante di una delle prime annate di Colorado Café che calzerebbe a pennello (e che per decenza non riporto).

E’ il modus operandi del centrodestra italiano. Si spara sempre grosso, tanto basta il titolone sui giornali, lasciando però le serie implicazioni delle proprie scelte ad altri, un giorno o l’altro, tanto noi incassiamo per ora. Così anche per il nucleare: le centrali si realizzeranno tra 20 anni almeno, con altri governi, altri Presidenti Regionali, (forse) altri partiti. Quindi ora chi se ne frega delle conseguenze di queste scelte: ci penseranno altri! Però con il nucleare si tocca un tasto che divide ancora matematicamente tutti gli italiani e che quindi non porta risultati utili in termini elettorali quindi molto meglio escluderlo dai programmi elettorali e annebbiare la mente degli elettori, almeno per un po’.

Una lampante prova di coerenza, amore per il Paese e lungimiranza di governo. Peccato che gli elettori “verranno fatti pensare” ad altro.

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