Nella maniera peggiore
Se della vicenda di cui si sta per scrivere si sentirà parlare relativamente poco, è solo perchè al mondo esistono ancora veri grandi uomini, capaci cioè di mettere da parte il proprio orgoglio segnato da offese ingiustamente subite in nome di valori ben più grandi.
Ieri, 21 marzo, si celebrava la “giornata nazionale della memoria e dell’impegno per le vittime delle mafie“. Una giornata, fortemente voluta dall’associazione Libera, nella quale tutta l’Italia si vuole idealmente stringere attorno ai parenti delle vittime delle mafie e della criminalità organizzata, per dirgli che non sono soli e che il loro dolore non è stato invano.Dopo la grande manifestazione nazionale di sabato 17 a Genova, tante iniziative si sono svolte in tutta Italia. Anche il consiglio Regionale della Lombardia ha commemorato la ricorrenza (istituita con legge Regionale l’anno passato) organizzando una mattinata in onore della memoria di Giorgio Ambrosoli, l’avvocato milanese incaricato di seguire la liquidazione della Banca Privata Italiana, fatto assassinare da Michele Sindona l’11 luglio 1979.
Ieri mattina, presso l’auditorium della sede della Regione erano presenti oltre 300 studenti di tutta la Lombardia per assistere alla proiezione del film “Un eroe borghese” e ascoltare la testimonianza di Francesca e Umberto Ambrosoli, figli di Giorgio. Anzi, Umberto no, solo la sorella Francesca. Umberto non è il benvenuto alla commemorazione voluta dal Presidente della Regione. Con un cambiamento inaspettato negli ultimi giorni, è stato estromesso dal programma ufficiale.
Perchè?
Per una pagina tra le più ridicole della recente politica italiana arriva finalmente la parola “fine”.
Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, avvertito l’odore della imminente guerra di successione a Berlusconi, si è gettato in aperta campagna elettorale vestendo, da qualche settimana a questa parte, i panni dell’eroe federalista che combatte contro il centralismo cattivo e arraffone della politica nella Capitale: in palio c’è la speranza (o l’illusione) di accaparrarsi parte del deluso elettorato leghista.
Il progetto originario (quello piu’ avveniristico e probabilmente anche piu’ costoso) della c.d. Tangenziale di Como mi piaceva. Un lungo tunnel che dalla zona del carcere del Bassone si sarebbe spinto sino ad Albese passando sotto la Valbasca e scongiurando le ipotesi precedenti che ipotizzavano un tracciato interamente alla luce del sole. Un progetto coraggioso ma utile, che avrebbe veicolato il traffico sull’asse Varese – Como – Lecco lontano dalla congestionatissima area di Camerlata: valeva la pena tentare.
Che si abbia o meno il coraggio di ammetterlo, il polverone che appesta la politica italiana di questi mesi crea non pochi imbarazzi in alcuni ambienti degli schieramenti partitici che si trovano costretti a dire colossali scemenze nel tentativo di salvare almeno un po’ la faccia.

La cosa è talmente grossolana che è balzata all’occhio pure dei commentatori politici francesi (Vedi “Internazionale” di questa settimana). Da qualche mese ormai l’Italia è entusiasticamente tornata verso la produzione di energia nucleare per risolvere i suoi problemi di approvigionamento energetico.