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Archivio per la categoria ‘Albate’

Provocazioni

11 febbraio 2012 Lascia un commento

Venerdì 10 febbraio, giorno del ricordo in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata.

Come ogni anno, ad Albate, dove, caso tra i primi in Italia, si scelse di intitolare un parco pubblico alle vittime di quei terribili eventi,  si celebra una piccola cerimonia di commemorazione: presenti tra le autorità il prefetto, il sindaco e un rappresentate dell’amministrazione provinciale, nella persona di Ivano Bianchi, vice presidente della provincia e leghista di ferro. La cerimonia, come ogni anno, si apre con l’inno nazionale e si chiude con il Va Pensiero, come inno alla sofferenza di quelle popolazioni che alle loro terre non faranno mai ritorno.

Al termine della cerimonia, mentre le note di Verdi finiscono di risuonare, passo accanto ad un capannello di conoscenti che saluto. Uno di loro, accennando alla musica mi domanda: ” Ma lo fanno per provocazione?” alludendo alle ben note rivendicazioni leghiste.

In tutta onestà non la vivo come una provocazione, se tale è il desiderio dell’associazione che riunisce gli esuli del nostro territorio. Trovo di gran lunga una provocazione peggiore vedere il vice presidente Bianchistretto nella fascia blu di rappresentante di una provincia dello Stato Italiano, lui che appartiene al movimento “Lega nord per l’indipendenza della Padania”, ostentare mutismo durante l’inno nazionale. Ecco che cosa è provocatorio.

Tangenziale di Como? (a questo punto) No, grazie!

12 ottobre 2011 Lascia un commento

Il progetto originario (quello piu’ avveniristico e probabilmente anche piu’ costoso) della c.d. Tangenziale di Como mi piaceva. Un lungo tunnel che dalla zona del carcere del Bassone si sarebbe spinto sino ad Albese passando sotto la Valbasca e scongiurando le ipotesi precedenti che ipotizzavano un tracciato interamente alla luce del sole. Un progetto coraggioso ma utile, che avrebbe veicolato il traffico sull’asse Varese – Como – Lecco lontano dalla congestionatissima area di Camerlata: valeva la pena tentare.

Poi è cominciato il caos. Un caos fatto di confusione nei progetti di Regione Lombardia con progetti infrastrutturali simili (Va-Co-Lc, Autostrada Pedemontana, Tangenziali di Varese e Como) che si accavallano tra di loro, senza raccordo. Il problema è che questi progetti si cominciano a sviluppare: si fanno le prime gare, le progettazioni, i primi soldi vengono stanziati, si comincia a recintare i cantieri e, purtroppo, anche a spedire lettere di esproprio a cittadini ignari, proprietari di appezzamenti che potrebbero essere potenzialmente interessati da un’opera che non si sa ancora quando e se vedrà la luce. Continua a leggere…

La fuga non sostituisce le risposte: lettera agli assessori Mina e Cinquesanti

1 aprile 2011 1 commento

Egregi Assessori,

la sera di giovedì 24 Febbraio, ero seduto al tavolo con i miei colleghi Consiglieri ad Albate per il Consiglio della Circoscrizione 1 dedicato al progetto della Tangenziale di Como al quale avete partecipato. Ero, sinceramente contento di quella convocazione e della vostra presenza. Innanzitutto perché anche un organismo tanto dileggiato –  e sulla strada della chiusura –  come un Consiglio di Circoscrizione riusciva ancora una volta a svolgere il suo ruolo primario di collegamento tra la gente dei quartieri e gli amministratori del territorio e, in secondo luogo, per la grande partecipazione di pubblico presente in sala.

È per questo che, con tutta franchezza, mi sento di dirvi che non siete stati in grado di svolgere il vostro ruolo. Il ruolo, innanzitutto, di referenti politici del territorio e quello di amministratori al servizio della comunità tutta: sia dei vostri sostenitori elettorali che dei vostri oppositori. Continua a leggere…

Albate pensa un po’ a se’ stessa…

29 dicembre 2009 Lascia un commento

Albate prende finalmente un po’ più coscienza di sé stessa e lo fa accettando di dire una ferma parola riguardo ai pesanti investimenti immobiliari che da anni stanno modificando il territorio.

Durante il consiglio circoscrizionale di giovedì 17 dicembre ad Albate, infatti, è stata approvata all’unanimità una delibera in cui si esprime non un parere positivo ma una semplice presa d’atto sul nuovo progetto per il piano integrato d’intervento nell’area dell’ex azienda serica Frey.

La delibera, redatta a partire da una bozza che abbiamo presentato come opposizione in consiglio, aveva come oggetto un piano di intervento per la riqualificazione dell’area da anni dismessa e ormai fatiscente, di quella che è stata una delle maggiori aziende tessili del territorio, un complesso che dalla sua apertura nel 1900 ha regolata la vita del nostro quartiere che gli è letteralmente cresciuto attorno.

Si tratta della seconda delibera avente per oggetto un progetto di riqualificazione del’ex-tessitura. Su quell’area, infatti, era già stato presentato un progetto poi respinto per profili di incompatibilità con le specifiche previste dal piano regolatore. Oggi, dalla previsione iniziale di 4 palazzine di 9 piani, la proprietà del terreno è arrivata a formulare una soluzione di 6 palazzine da 5 e 6 piani, per un totale di 128 unità abitative (che potranno però variare in corso di realizzazione) da realizzarsi in un arco di tempo stimato in 7 anni di lavori. L’opera conclusa creerà un vero e proprio quartiere con il rifacimento delle vie confinanti, la creazione di parcheggi e di una piazza antistante le palazzine anteriori. A differenza del precedente, quest’ultimo progetto, dal punto di vista architettonico e strutturale,rispetta i vincoli territoriali e risponde a tutte le specifiche tecniche, alle misure, altezze, volumetrie e distanze previste dall’articolata normativa in materia e raccoglie alcune delle raccomandazioni a suo tempo espresse da diversi livelli compreso il Consiglio di Circoscrizione di Albate nella precedente delibera.

Riteniamo però che ogni progetto, seppur conforme alle norme, necessiti di essere valutato da un punto di vista globale e da quello dell’impatto complessivo nell’economia globale di un quartiere che mostra già parecchi problemi di natura urbanistica. A maggior ragione se si tratta di un intervento di tale entità. Un tale insediamento non viene semplicemente “costruito” va ad inserirsi in un contesto che presenta già delle peculiarità e sicuramente non deve essere peggiorativo ti tale contesto. Problemi di questo tipo si rivelano inoltre molto più complessi dal momento che si devono necessariamente tenere presenti aspetti molto diversi: un progetto impeccabile dal punto di vista strutturale e regolamentare, un piano regolatore che consente interventi di tali dimensioni su quella specifica area, una società legittimamente proprietaria del terreno (per una somma davvero rilevante , circa 6 mln. di euro) e il pieno diritto di disporne.

Il nostro – ma è un discorso estendibile a tutte le zone periferiche della città –  è un territorio che negli ultimi anni ha dovuto già sopportare troppi sacrifici in termini di urbanizzazione: uno scempio continuo che ha portato parecchie centinaia di nuove unità abitative in pochi mesi, nuovi insediamenti realizzati senza alcuna progettualità “di quartiere” ma  seguendo solo la logica del riempire spazi lasciati liberi da terreni inutilizzati e fabbriche dismesse con la prospettiva del massimo profitto. Pur agendo nei limiti consentiti dal piano regolatore, è scandaloso che mai ci si è fermati un solo secondo per studiare l’organizzazione dei nuovi insediamenti, sostenere la creazione di nuove attività commerciali, inserire servizi utili per i cittadini. E questo compito sarebbe dovuto venir svolto innanzitutto dalle differenti autorità di amministrazione del territorio. La realtà è invece che si è assistito, negli ultimi anni, ad una gestione territoriale che complessivamente ha chiesto già molta fatica, pazienza e sacrifici alle periferie della città di Como – nella sola Circoscrizione 1 si pensi a Via Acquanera, i progetti su via Cumano, gli insediamenti a Trecallo) a fronte di compensazioni economiche e urbanistiche -  attraverso il reinvestimento sul territorio degli oneri di urbanizzazione – relativamente molto scarsi.

Aggiungo anche che gran parte dei condomini residenziali costruiti e terminati faticano non poco a venire completamente venduti e questo dovrebbe per lo meno far porre la domanda se davvero il mercato abbia reale necessità di tutti questi investimenti.

A margine di tutto questo mi piace anche credere che in questo tipo di ragionamenti si gioca anche il ruolo primario di essere consiglieri di circoscrizione, un incarico che troppo spesso viene sottovalutato  anche dagli stessi consiglieri. Perché se è vero che si tratta di organo puramente consultivo, privo di alcun potere esecutivo e destinato per legge a scomparire dal prossimo mandato amministrativo, è pur vero che i c.d. Consigli di Quartiere nei fatti sono dei punti di riferimento per i cittadini, dei canali di informazione e quindi di contatto con il Comune di Como. Siamo uno degli strumenti attraverso i quali molte persone si sentono maggiormente ascoltate dal Comune e di conseguenza più vicino ad esso: un ruolo tutto sommato notevole per una città nella quale la comunicazione istituzionale e politica rasenta il mutismo. E il modo migliore per svolger questo compito è quello di informare, far sapere e non assistere passivamente a tutte le scelte che vengono fatte in altre sedi.

Per tutti questi motivi  anche la maggioranza, inizialmente intenzionata a votare una delibera espressamente favorevole al progetto, ha convenuto di sostenere una posizione a partire dal nostro documento nell’ottica di dare un messaggio più incisivo verso Como

Nella delibera sono rievocati tutti i passaggi che hanno portato all’ultimo progetto, presentato dalla proprietà anche a seguito del parere negativo già espresso nel 2008 a Palazzo Cernezzi in commissione urbanistica: le altezze vengono ridotte da nove a cinque/sei piani ma aumenta il numero degli edifici. Se la delibera rileva il fatto che la proprietà e l’immobiliare abbiano deciso di abbassare le altezze a 18 metri (tuttavia non ai 16 inizialmente richiesti), nella seconda parte vengono sottolineati tutti i problemi che si prospettano al di là delle altezze, come i parcheggi e, facendo un calcolo approssimativo, la mancanza di adeguati servizi in zona per le oltre trecentocinquanta persone che verranno ad abitare nei centotrenta appartamenti messi in vendita.

Il messaggio così inviato è triplice: siamo stanchi d’interventi pesanti che ci trasformano in un quartiere dormitorio, la proprietà può e deve lavorare ulteriormente a migliorare il progetto per qualità e inserimento nel contesto, il comune provveda ad aumentare i servizi nel quartiere e a evitare che via Canturina s’intasi del tutto.

Di seguito vi posto il testo della delibera.

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